Nel 68 io sono nato e quindi gli sono molto affezionato anche per quello che ha rappresentato. Il 68 è stato molte cose insieme, sia prima che dopo e ho sempre considerato un utile riferimento nelle cose che poi mi hanno formato. Ho sempre letto con interesse quello che è stato, cosa ha significato…insomma ha rappresentato una tappa importante anche se a distanza: un dialogo a distanza con con maestri e idee. In questa curiosa scoperta mi sono sempre chiesto i motivi per cui in Italia si passò presto dalla freschezza dei modi della partecipazione ai settarismi cupi e leninisti degli anni dopo. Una risposta parziale è per me il fascino che il movimento comunista ha ispirato e poi sequestrato i ragazzi di allora. In altre parti del mondo invece quell’irrompere è stato fruttuoso e ha cambiato poi tantissimo, qui no.
Quando si è in formazione si cercano quindi padri e maestri: riferimenti da interrogare e magari da contestare o qualcuno cui sentirsi legati per poi allontanarsi. E’ naturale. Tra questi sicuramente c’è Nicola Chiaromonte oltre a Silone (con cui fecero una bellissima rivista: Tempo Presente). Amico e sodale di Camus, Hannah Arendt, George Orwell ebbe parole chiare sugli avvenimenti del ‘68 e fu inascoltato. Forse, come dice un mio amico, il ‘68 sbagliò perchè a contestare i padri ne scelse altri di più perfidi e criminali. Sbagliarono a scegliersi i padri. E questo ha prodotto fino a oggi un rapporto ambiguo con la violenza, il leaderismo, la messa in ridicolo delle pratiche democratiche a opera dei movimenti che via via si sono affacciati sulla scena (ultimi e illuminanti i cosiddetti no-global).
Tutto ciò solo per comunicarvi che la rivista Una Città organizza un bellissimo seminario e convegno su questo. E le domandee che sono in testa alla presentazione ci dicono di quali risposte non seppe dare il nostro ‘68. Almeno la enso così. Eccovi i dettagli:
La violenza fu la degenerazione di un movimento in origine solamente antiautoritario o fu originaria?
E’ giusto pensare che fu Piazza Fontana il trauma che spinse il movimento verso la violenza?
Perché la violenza non scoppiò laddove il 68 si scontrava con un regime autoritario mentre dilagò dove, malgrado tutto,
le libertà democratiche erano consolidate?
Perché il mito della rivoluzione violenta e l’ideologia comunista fecero tanta presa sui giovani di allora?
Rispetto alla violenza, c’è stata un’assunzione di responsabilità
da parte di tutti oppure si è trovato comodo scaricare tutta la responsabilità su “chi ha ucciso”?
Si è detta tutta la verità? E si pensa sia importante dirla?
Venerdì 8 maggio, ore 20,30
presentazione del volume La rivolta conformista, scritti sui giovani e il 68 di Nicola Chiaromonte edizioni una città
con Filippo La Porta e Cesare Panizza
Sabato 9 maggio 2009
convegno seminario ore 9,30-12,30 e 14,30-17
(nell’intervallo buffet) parteciperanno
Pietro Adamo, professore di Storia moderna all’Università di Torino.
Giampietro Berti, Professore di Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Padova.
Anna Bravo, storica, ha pubblicato recentemente A colpi di cuore. Storie del sessantotto, Editori Laterza.Francesco Ciafaloni, Sociologo, già collaboratore dei Quaderni Piacentini.
Marcello Flores, professore di Storia contemporanea e Storia comparata alla facoltà di Lettere dell’Università di Siena.
Enzo Golino, già collaboratore di Tempo Presente.
Filippo La Porta, critico e saggista, ha pubblicato recentemente I maestri irregolari, Boringhieri.
Cesare Panizza, ricercatore dell’Università di Torino, curatore della raccolta di saggi di Nicola Chiaromonte La rivolta conformista, edizioni Una città.
Circolo MADAMA DORE’
viale Spazzoli 51, Forlì