“ascolta come mi batte forte il tuo cuore”

4 Novembre 2009

Una delle mie poetesse preferite, una poesia bellissima, un verso che da titolo ad un libro commovente. Un omaggio e un grazie di cuore a Wislawa Szymborska e Benedetta Tobagi che mi ricordano l’essenzialità delle cose.

Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’ accaduto non a te.

TI sei salvato perchè eri il primo.
Ti sei salvato perchè eri l’ultimo.
Perchè da solo. Perchè la gente.
Perchè a sinistra. Perchè a destra.
Perchè la pioggia. Perchè un’ombra.
Perchè splendeva il sole.

Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

In seguito a, poichè, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo da una coincidenza.

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore

Wislawa Szymborska
da “Ogni caso”, (Libri Scheiwiller)


[fanciulli, neolingue] 2 poesie di D. M. Turoldo

23 Ottobre 2009

Su di me

Lodato sia perchè le cose sono buone,
per gli occhi che ci ha dato a contemplarle.
Lodato sia perchè
esistono i fanciulli e le donne,
perchè l’uomo è grande
e infinita come lui
è la sua inquietudine.

Va scomparendo

Va scomparendo perfino
l’intelligenza dei fanciulli,
e gli adulti non hanno più memoria:

anche la lingua va morendo,
né ci sarà la Neolingua a salvarci:
ci saranno solo dei segni
e dei grugniti…

se appena qualcuno mostrerà
di comprendere, si dirà:
“è intelligente”!

E continueremo
ad ingannarci:
illusi di aver capito.


[settembre, desideri] 2 poesie di Thomas Brasch

20 Maggio 2009

Il bel 27 settembre

Non ho letto giornali.

Non mi sono girato a guardare donne.

Non ho aperto la cassetta della posta.

Non ho augurato buon giorno.

Non ho guardato nello specchio.

Non ho parlato dei vecchi tempi

né dei nuovi.

Non ho riflettuto su me stesso.

Non ho scritto una riga.

Non ho avviato nulla.

Se ti desidero contro ogni ragione

se in te cerco il mio rifugio

se designo con il tuo nome nostalgia e bramosia

e penso che era ieri quando noi giungemmo a noi

se sono tutto impigliato nel mio amore

e tutti i miei desideri migrano verso di te

che cosa ci sarà mai di irrazionale

se ora non diciamo a noi, ma alla ragione:

resta pur sola. [traduzione di Gio Batta Bucciol]


[giornate, pareti, ventagli, montagne] 4 poesie di Patrizia Cavalli

6 Marzo 2009

“Anche quando sembra che la giornata

sia passata come un’ala di rondine,

come una manciata di polvere

gettata e che non è possibile

raccogliere e la descrizione

il racconto non trovano necessità

né ascolto, c’è sempre una parola

una paroletta da dire

magari per dire

che non c’è niente da dire”.

“Dolcissimo è rimanere

e guardare nella immobilità

sovrana la bellezza di una parete

dove il filo della luce e la lampada

esistono da sempre

a garantire la loro permanenza”.

“Montagna di luce ventaglio,

paesaggi paesaggi! come potrò

sciogliere i miei piedi, come

discendere – regina delle rupi

e degli abissi – al passo involontario,

alla mano che apre una porta, alla voce

che chiede dove andrò a mangiare”.

“Esseri testimoni di se stessi

sempre in propria compagnia

mai lasciati soli in leggerezza

doversi ascoltare sempre

in ogni avvenimento fisico chimico

mentale, è questa la grande prova

l’espiazione, è questo il male”.


[padre, zolla di terra] due poesie di Camillo Sbarbaro

8 Febbraio 2009

inverno 1912

Il mio cuore si gonfia per te, Terra,
come la zolla a primavera.
lo torno.
I miei occhi son nuovi. Tutto quello
che vedo è come non veduto mai;
e le cose più vili e consuete,
tutto m’intenerisce e mi dà gioia.

In te mi lavo come dentro un’ acqua
dove si scordi tutto di se stesso.
La mia miseria lascio dietro a me
come la biscia la sua vecchia pelle.
Io non sono più io, io sono un altro.
Io sono liberato di me stesso.

Terra, tu sei per me piena di grazia.
Finché vicino a te mi sentirò
così bambino, fin che la mia pena
in te si scioglierà come la nuvola
nel sole,
io non maledirò d’esser nato.

lo mi sono seduto qui per terra
con le due mani aperte sopra l’erba,
guardandomi amorosamente intorno.
E mentre così guardo, mi si bagna
di calde dolci lacrime la faccia.

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.