un pezzo di muro

6 Novembre 2009

In questi giorni penso spesso ad un mio amico che vive in Germania. Mi chiedo cosa pensi della Merkel, della crisi dei socialdemocratici, dei Liberali. Penso alle cose che gli piacciono e a quelle che sopporta meno (come racconta sul blogghetto)Ci penso perchè sui giornali si parla e si ricorda in vario modo la caduta del Muro di Berlino.

Inoltre mi appassionano molto le biografie, cioè le storie delle persone e mi sono imbattuto nell’intervista su l’Unità a Art Hatman che ai tempi demolì quasi due tonnellate di muro per poi rivenderlo. Questo è il suo sito, artigianale e ricco di storie. (Se avete voglia potete sempre acquistare il reperto).

E -pensando sempre al mio amico- mi sarebbe sempre piaciuto chiedergli tante cose rispetto alla Merkel. Che a dispetto delle sue politiche la percepisco come una donna che mi è simpatica (avevo letto un bel ritratto su Internazionale) e che di riflesso mi rende simpatici i “tedeschi” dell’Est. Ora mi sono letto un’intervista alla interessata uscita su La Stampa che conferma la mia simpatia.

Mi ricordo con Eva Kant che a Praga e Budapest guardavamo molto le persone cercando di immaginare la loro vita sotto il comunismo. E rimanevamo colpiti da alcuni particolari che con molta probabilità accomuna chi ha vissuto quei regimi. Immaginavamo se fossero collaboratori dei servizi, semplici vittime, ignari cittadini.

Lo scorso anno leggevo i diari di Christa Wolf: Un giorno all’anno. 1960-2000 che mi sono piaciuti per quel misto di curiosità delle vite delle persone e perchè appunto gettava uno sguardo quotidiano sulla DDR anche se dal punto di vista privilegiato di una scrittice. E durante la lettura ho scoperto che anche lei collaborava in qualche modo con i servizi segreti. Lo ammette e quasi -con difficoltà- sorvola, ma non nasconde. Ci rimasi male, ma è anche vero che era molto difficile soprattutto se si era in vista sfuggire a questa maledizione. E mi è venuto in mente quel bellissimo film che è “La Vita Degli Altri” che tratta la stessa cosa.

Quindi ancora mi chiedo come “la metà” che viveva di “là” vive oggi e se le differenze sono così forti. Leggo le analisi ogni tanto di Gian Enrico Rusconi su quel paese e mi ricordo -come oggi- che ne vorrei sapere di più. Che forse ci somiglia, forse no. Ma soprattutto vi abitano persone curiose da conoscere.

“I comunisti lo hanno costruito, i capitalisti lo hanno rimosso e venduto”, online in vendita i pezzi di muro di Berlino, intervista a Hartman – l’Unità;

Angela Merkel: “La mia meravigliosa infanzia nella Ddr”, intervista ad Angela Merkel – La Stampa;

 


piccoli cambiamenti crescono

25 Ottobre 2009

Volevo condividere con voi la voglia e necessità di piccoli, ma significativi cambiamenti per quanto riguarda il blog e le altre piattaforme (Facebook, forse Twitter).

Da quando ho messo in rete il primo post di cose ne sono successe e cambiamenti grandi o piccoli che fossero hanno inciso e cambiato.

Mi sembra giusto quindi rinnovare (parecchio e ci  vorrà del tempo) molto il blog, ampiare alcune cose per non sacrificarne altre che pure voglio dare spazio.

Ci sto ragionando su da qualche tempo. E mi sembra che tutto non può stare, che alcune cose meritano un investimento  una cura più attenta: magari meno ma più dettagliate e motivate. Altre meritano di essere raccontate ma perse nel tanto che si racconta da queste parti ne risentono un poco.

Tranquilli! Ld’O continuerà la sua gloriosa vita, ma sto ragoinando su eventuali affiancamenti tegrazioni su cose cui tengo molto in modo da liberare spazi, letture, uso delle cose che mi appassionano.

Presto vi racconterò nel dettaglio, ma era giusto avvertire dei cambiamenti che via via troverete (sarete costantemente aggiornati) a partire da oggi nella testata. A presto


i mansueti colpevoli

23 Ottobre 2009

I MISERABILI di Massimo Gramellini

A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiamava Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se n’è andato così, addosso alla madre agonizzante, la testa appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alle vicende del pianeta Terra.

Mi sento totalmente inutile, come giornalista e come essere umano, perché mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo ha provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.

Massimo Gramellini [da “La Stampa“ del 20 ottobre 2009]


passeggiate ubbiose

19 Ottobre 2009

[i fatti]: Fedele alla promessa fatta ad un’amica di mettere più punti interrogativi e meno esclamativi vi sottopongo la seguente questione capitatami qualche giorno fa.

Esco la mattina per il solito giro fatto di uffici e documenti. Devo andare in centro, inutile prendere la macchina per un giro così circoscritto (poco ecologica e oltretutto costoso vista la proliferazione delle strisce blu).

Alla fermata dell’autobus la rivista pronta per essere letta mi cade dalle mani: Leggi il seguito di questo post »


il cuore giusto di Edelman

8 Ottobre 2009

Tra i fatti storici che mi appassionano e che fanno parte della mia mappa morale c’è sicuramente l’insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943. E -come già detto altre volte- coltivo insieme ad EvaK una modesta ma solida passione per l’ebraismo nelle sue tante sfaccettature, comprese le biografie. Marek Edelman è stata una di quelle affascinanti e commoventi. Una biografia commovente e generosa come poche. E’ stato uno dei comandanti della rivolta nel ghetto.
Consiglio a tutti di recuperare il bellissimo libro curato da Wlodek Goldkorn per la Sellerio: “Il guardiano. Marek Edelman racconta”. Ho sempre seguito a distanza, per strani e complicati percorsi, le varie visite che alcune persone gli riservavano: gentile e generoso, curioso e partecipe. Era cardiologo e la sua professione sembra dire tutto della sua vita. Ha partecipato a Solidarnosc (a quel tempo snobbato dalla sinistra ancora comunista, tranne forse da il manifesto), difeso Sarajevo e tante altre cose. Come scrive Goldkorn sul suo blog: “era convinto che gli umani non fossero del tutto malvagi”. Io amo uomini così.
Vi propongo di seguito alcuni ricordi:
Marek Edelman, il guardiano di Adriano Sofri;
Marek Edelman 1919 – 2009 di Wlodek Goldkorn;
e l’intervista fatta da Gad Lerner per L’Infedele