26 Novembre 2009
La nostra cara amica continua il suo cammino in “direzione ostinata e contraria” nel mondo dell’arte. Visto che l’uso tra di noi è anche quella di definirci in base alle nostre competenze e/o passioni possiamo dire che è un’attrice, eppure è riduttivo quindi ingiusto. Ci conosciamo (io, Eva Kant e lei: Edda Gaber) da parecchi anni e ci ha guidato e divertito a suo tempo nei meandri stralunati di Beckett e Goldoni in fantastici laboratori teatrali per disabili in quel di Capodarco. Però è riduttivo e quindi ingiusto anche questo: è una delle persone più votate alla causa dell’arte, con delle sensibilità sopraffine e raffinate.
Ha recitato in compagnie teatrali e scriveva di critica teatrale (da incorniciare) sull’Unione Sarda. A Cagliari dove viveva siamo andati a trovarla con piacere e con lei abbiamo passato capodanni ed estati indimenticabili. Eravamo tutti un pò bourgeois bohèmien. E sicuramente le devo molto, perchè tagliente e decisa, approfondita e dolce mi ha sempre tenuto aldiqua: ha temperato e nobilitato alcuni miei gusti che -viste le scuole basse- tendevano verso gusti un pò scontati e “militanti”. I miei orizzonti si sono arricchiti di cose e letture preziose: piccole, appartate, grandi, inutili e graziose. Ci vediamo meno da quando vive a Roma (che paradossi eh?), ma ci teniamo d’occhio con FB.
Sapevamo che aveva lavorato mettendoci anima, corpo e cuore (conoscendola lei direbbe anche qualcos’altro) ad un film prezioso che non troverà una distribuzione o che. Però è stato selezionato e ha partecipato al Film Festival di Torino (diretto dal più concreto e sobrio Amelio). Da quello che ho capito è anche andato bene. E’ passato dalle parti di Hollywood Party e ora aspetto sue notizie. La nostra cara amica.
Il film è tratto da un capitolo (il sesto mi sembra) da LA STORIA di Elsa Morante e la trama è QUESTA. Quindi cercatelo e sostenetelo.
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Pubblicato da ubik
24 Aprile 2009

Ci sono film che racchiudono momenti magici. Sospensioni del tempo che restituiscono un colloquio intimo con se stessi. Ci sono film che commuovono. E ci sono film che al pari di certi racconti, racchiudono nel titolo il senso e la cifra di tutta la narrazione. E’ il caso del film che abbiamo visto ieri pomeriggio: Questione di Cuore. Lo dico subito: è un gran bel film. Che vale la pena di essere visto. Della Archibugi conservo con affetto la trilogia composta da “Mignon è partita”, “Verso Sera” e il preferito “Il Grande Cocomero”, poi avevo lasciato perdere certe sue regie un pò melense e banali. E come mi succede a volte (devo dire sempre meno) ero prevenuto, ma EvaK mi ha spinto e invitato a vederlo.
Film eccezionale davvero. Un’amicizia maschile che gioca sulle differenze e la disponibilità ad incontrarsi. Ma ancora: i caratteri impersonati dai due protagonisti sono più che verosimili, così ritagliati e lavorati sulle sfumature che affascinano nel seguire i loro caratteri, modi di porsi e aggiungono e fanno conoscere ambiti e modi che immaginiamo e magari non conosciamo. E poi devo dire che la Archibugi riprende con delicatezza quei personaggi di borgata che oggi risultano appesantiti dalla retorica barocca di Pasolini (che viene citato in una inquadratura e che rende omaggio ambientando al Pigneto la storia), li depura e ce li restituisce con una simpatia e affetto sincero; così come si guarda con “famelica” curiosità al personaggio interpretato da Albanese: uno sceneggiatore che fa sfoggio di cultura e cinismo. Un critico direbbe che gli attori sono stati ben diretti perchè la regista ha creduto in questi personaggi. Molto più modestamente dico che gli attori sono molto molto bravi. na mia recente amica mi dice che Kim Rossi Stuart è stato paragonato a Manfredi e subito mi è più chiara la recitazione e l’interpretazione: assolutamente vero.
Ma devo aggiungere una cosa che non è secondaria nel film ed è la possibilità che la Archibugi ci lascia intravedere grazie e nonostante le complicazioni della vita e le disponibilità curiose che ognuno di noi quando può e vuole attiva, quella possibilità oggi soffocata e molto minoritaria quando è sincera (mentre è molto di moda quando è falsa) di una comunità di affetti che si aggrega, si tramanda, si costituisce sulla necessità e sull’amore, sulla fragilità e sacrificando, (Kim Rossi Stuart); accompagnandosi alla comprensione di sè, assumendosi le responsabilità, finendo -ma senza tradire se stessi- di giocare, guardando(si) più a fondo. E come accade più di quanto si creda è possibile fondare solidarietà e affetti condividendo in modo allargato e originale. Tenendo presente anche una grande lezione che negli ultimi mesi tengo a mente: niente è come sembra. Quindi giudicare diventa più difficile, e diventa anche più difficile essere certi delle persone di ieri. Ma è sempre possibile scommettere e scoprire. Ultima cosa: vedendo questo film ammetto che c’è una differenza abissale con quello di Piccioni che pure mi era piaciuto, ma devo dire che muovendo più o meno sullo stesso registro questo lo surclassa. E ora il Mereghetti: Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da ubik
14 Aprile 2009

Inizia la bella stagione che invoglia meno al cinema. Ma poi mica è detto. Basta godersi il sole primaverile per passeggiare o sedersi su una panchina. Magari scegliere le ore serali dopo una cena tranquilla piuttosto che il trancio di pizza trangugiato durante il tragitto. E quindi eccovi il mio personale rimpasto dei film da vedere, quelli da evitare. Godete delle schede di Mazzarella & Pezzotta. E buona visione.
DA VEDERE
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Pubblicato da ubik
1 Aprile 2009

«Il mondo diventa sempre più difficile, ma finché nasceranno bambini sarà viva la speranza » (Hayao Miyazaki)
A 40 anni adoro ancora i cartoni animati. Non tutti i cartoni animati. E a 40 anni rimango fedele ad un’idea dei film d’animazione: pura semplicità, sobria maestria, sguardo pulito e immaginario fatto da quella passione che l’essere artigiani spesso produce. Quindi oggi pomeriggio ci siamo visti Ponyo di uno dei registi che amo di più: Hayao Miyazaki di cui possiedo tutti i dvd fatti fin qui. Mi colpisce lo sguardo fantastico e l’innocenza che ti riempie gli occhi mentre vedi il film. L’idea poetica e commovente di Miyazaki si traduce in un Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da ubik