
“disobbedienza civile significa, per me, l’infrazione deliberata, pubblica e nonoviolenta di una legge perchè obbedire vorrebbe tradire una più alta moralità“. Dwight MacDonald (la necessità della disobbedienza civile, in New York Times Magazine del 26 novembre 1967 e anche in Rizzoli 1969)
Se una legge ingiusta non può essere cambiata in Parlamento cosa fare? In questo momento sono da escludere i cortei e le manifestazioni così come le abbiamo conosciute fin qui. Perchè? Per il semplice motivo che l’unico effetto diretto è comunicare a quell’altra parte del paese che esiste una diffusa opposizione ad una legge discriminatoria, ma il messaggio deve arrivare ad un destinatario capace di ascoltare un disagio e dissidio e capace di sentire quale lacerazione provocherebbe…questo vale se l’opposizione e il dissenso nei confronti di una legge fosse diffusa. Ma le Disposizioni in materia di sicurezza pubblica appena varate godono di una simpatia e un consenso molto esteso (anche a sinistra, anche per i motivi di non essere mai stati fin troppo credibili con la certezza e della pena, oltre che nella brevità del processo). Manifestazioni e cortei organizzati difficilmente verrebbero viste e poste nella maniera sincera e giusta: rispettosa. Messe in fondo a telegiornali, derise da editoriali allegramente dannunziani e dementi finirebbero per frustrare un’opinione che ancora si sforza di vivere democraticamente e allora?
Bisognerebbe prepararsi a giocare una partita minoritaria, ma non meno dura ed efficace. Una minoranza intimamente convinta della giustezza della sua battaglia concepisce una responsabilità che coinvolge in prima persona, senza sconti. In sincerità e in aperta e leale sfida. In pratica la DISOBBEDIENZA CIVILE e NONVIOLENTA. Come ai tempi delle cartoline che gli americani bruciavano per non partire per il Vietnam, come gli “scioperi al rovescio” praticati da Danilo Dolci (che andava riparando strade e costruendo asili laddove lo stato non riparava, nè costruiva e per questo subiva processi e carcerazioni!), come l’obiezione fiscale di Lorenzo Barbera assieme alle popalzioni colpite dal terremoto del Belice…e si potrebbe continuare a citare e richiamare (da Thoreau ad Howard Zinn, da Martin Luther King alla “obbedienza che non è più una virtù” di don Milani).
La disobbedienza civile come forma di opposizione, da applicarsi in situazioni eccezionali e raramente. Tenendo ben presente l’obiettivo e “senza tuttavia attentare alla vita, o all’onore, o alla vita di alcuna persona” (Aldo Capitini, Le Tecniche Della Nonviolenza, Giunti-Linea d’Ombra 1997). Quando non c’è più lo spazio per cambiare una legge che umilia le persone, le emargina e le pone in una condizione di inferiorità e le discrimina allora l’emergenza democratica impone la scelta eccezionale di rivoltarsi contro la legge ritenuta ingiusta.
Praticarla significa rispettare una profonda disciplina interiore, pretenderla dai compagni e amici che decidono di intraprendere questa strada, mantenendo fede che non si vuole umiliare l’avversario, ma portarlo a ragionare e offrire nell’ultimo appello-ultimatum “una via d’uscita dignitosa all’avversario e di presentare una soluzione costruttiva del problema” (Aldo Capitini).
Un partito, o anche solo alcuni dei suoi esponenti, cittadini e simpatizzanti che promuovono azioni clamorose a sostegno dei clandestini in modo pubblico e aperto, in modo leale e pacifico, magari anche ironico. Che si pongano nella situazione di essere perseguiti per aver contravvenuto a quella legge che si vuole abolire porterebbe all’imbarazzo di un governo che si troverebbe costretto ad arrestare dei cittadini e dei parlamentari oppure a non far finta di niente smentendo nei fatti la legge. Modi e percorsi, azioni e casi se ne possono trovare se davvero si volesse mettere in piedi una campagna che vuole mirare all’abolizione di una legge disumana.
Il resto è chiacchiera, esibizione, forma e manierismo. I poveri disgraziati subiranno il carcere e i trattamenti disumani (tipo morire nei campi allestiti in Libia nel deserto) e noialtri nel caldo e nella sicurezza delle nostre case alzeremo la nostra lamentela inutile e patetica senza che cambi nulla nelle nostre vite. (Si applaudono i manifestanti iraniani che rischiano la morte e il carcere, salvo trovare appigli e giustificazioni mortificanti).
I MATERIALI:
un articolo de La Stampa che dimostra come si riempiranno le nostre carceri:
l’ossessione della sicurezza genera insicurezza, Michele Ainis 4 luglio 2009;
da integrare con l’analisi fatta da lavoce.info qualche settimana fa sull’efficacia dell’indulto del governo Prodi:
sorpresa: l’indulto ha un effetto positivo, di Francesco Drago , Roberto Galbiati e Pietro Vertova 09 giugno 2009;
Senza mancare di proporvi l’edizione integrale del celeberrimo testo di Henry David Thoreau: Disobbedienza Civile;
Ma si chiude con il famoso articolo 50 bis dove il governo ha equiparato la disobbedienza civile all’istigazione per delinquere. E’ ora, dunque di battere un colpo se non vogliamo chiederci alla fine di tutta questa storia come sia potuto accadere e chi era responsabile. Un poco, nel silenzio e nella protesta vana e parolaia lo eravamo anche noi: Art. 50-bis. (Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)








