Il bambino triste che fui, solitario e appassionato di biologia e dinosauri, che passava pomeriggi interi facendo combattere antichi greci ed egizi in scala OO e che faceva attenzione a non mescolare eserciti vissuti in tempi diversi (giammai dei cowboy dovevano combattere contro i tedeschi, tanto per dire); quel bambino divoratore di Atlanti della Natura, gran lettore di Topolino, Tira & Molla, Geppo, Provolino, il Corriere dei Piccoli…insomma così timido da risultare perlomeno curioso e quindi abbastanza solo non faceva altro che costruire mondi e subiva le fascinazioni della fantascienza dell’epoca. Ancora oggi per scoprire corde e sintonie immediate con persone conosciute da poco chiedo -ad esempio- se ricordano il doc. Who, la famiglia Mezil oppure la serie de I Sopravvissuti. Perchè quel bambino affascinato -che lungo il bagnasciuga raccoglieva viti e bulloni anzichè conchiglie o sassi perchè convinto che un giorno sarebbe riuscito a costruire un astronave solo perchè era innamorato di Capitan Harlock- rimase colpito e per sempre da I Sopravvissuti.
Per anni è stato uno sceneggiato che mi ha “perseguitato”. Lo adoravo e per dirla tutta anche quando nei primi anni di università pendolavo con Roma immaginavo un “day-after” simile: ero uno dei pochi a uscire di casa alle 5 del mattino per raggiungere la stazione a piedi e percorrevo strade silenziose, vuote dove lampeggiavano i semafori e allora immaginavo sempre che fossi l’unico sopravvissuto sulla terra o giù di lì, se poi vedevo passare una macchina in lontananza pensavo che ancora c’era qualche sopravvissuto. Vabbè la pianto qui. Comunque il solito nodo allo stomaco che lo stringe e fa palpitare in poche occasioni è arrivato qualche settimana fa quando di sfuggita ho visto lo spot della Hobby & Work in tv che pubblicizzava l’uscita de I Sopravvissuti. No. Pazzesco. E per una volta sarò sincero: l’avevo già scaricata da internet tutte e 3 le serie in inglese, ma non l’ho mai vista per il semplice motivo che sapevo che volevo ancora quei profumi di casa che mi ricordavo quando vedevo cose come questa o come Michele Strogoff, Sandokan: volevo -come allora- starmene sotto la sedia, a pancia in sotto con i gomiti appoggiati per reggere il viso che guardava la Tv. Volevo di nuovo quelle voci, e quindi ho prenotato la serie.
EvaK scherza sempre con me su alcuni miei gusti a volte orientati su questioni apocalittiche, eccentriche e tendenzialmente tristanzuole e in modo affettuoso mi aveva già rampognato che lei non l’avrebbe rivisto perchè da piccola si ricordava di cose terribili e angosciose (che bella l’angoscia da piccoli, no?)…e invece qualche sera fa abbiamo iniziato a rivederlo e la riccetta si è appassionata; perchè alla fine la scusa, il pretesto è per costruire e guidare lo spettatore lungo le strade della utopia/distopia come nelle migliori tradizioni della fantascienza (quella che non si accontenta di invasioni spaziali, omini verdi e battaglie stellari) che aggiunge e interpreta inquietudini e orizzonti che poi appartengono a molti di noi. Comuque si è appassionata e io ero emozionatissimo nel rivedere quelle ambientazioni nella campagna inglese, con quegli interni da sitcom povera e barbosa, con la recitazione classica, le poche musiche, l’asciutta scrittura degli inglesi. Poi qualcosa è esploso dentro di me, in silenzio e mi ha commosso così tanto da farmi ritardare il sonno. I Sopravvissuti non erano uno scherzo e oggi lo sono ancora di meno. No, no. Non mi riferisco alle catastrofi ambientali prodotte dall’uomo, dai cambiamenti che non mi piacciono, no. Si tratta di un’altra cosa più misteriosa e che è una faccenda che riguarda quel bambino di tanti anni fa e l’adulto di oggi.
Inizio con il dire che l’autore e lo sceneggiatore della serie è Terry Nation, autore tra l’altro di doc. Who di cui vi dicevo (il mio attore -visti gli altri- preferito rimane Tom Baker) e che mi rapiva in quei pomeriggi fatti di merende e lunghe ombre invernali. Ed è una cosa. L’altra è bellissima e spaventosa. Ora I Sopravvissuti sono un telefilm decisamente ben fatto e non oso immaginare lo stesso livello d’influenza che altri programmi (dicamo le terribili e oscene WINX?) riguardano i bambini di questi anni. Comunque basta. Di questo si tratta: tutto, nel senso che voglio dire molte delle cose che mi sono piaciute durante tutti gli anni è che fondamentalmente sono rimaste sempre le stesse. Identiche. Ho inseguito per anni lo stesso ideale di bellezza femminile (ed è Lucy Fleming in particolare l’ideale che mi è più rimasto negli anni e riccetta alias woodstock alias Eva Kant …) pulita, sbarazzina, coraggiosa, chiara…senza tacchi per capirci; per anni ho sognato giacconi come quelli del protagonista Greg Preston (l’attore è Ian McCulloch) e il protagonista nella serie è un ingegnere.! Gli arredi per dirne ancora una, sono quel country-house inglese che mi fa impazzire tanto da non prendere in considerazione altri stili e possibilità. Sono gusti e passioni che si sono formate con quello sceneggiato, che non mi ricordavo essermi formato su quelle vicende. E’ incredibile quanto sia sceso e per quanto tempo vi sia rimasto, stabilendosi nel profondo delle mie sensibilità. Bè, sarò ingenuo, ma di questo son contento. Perchè a me oggi essere così piace. Non cambierei quasi niente. W la nostalgia, W i sopravvissuti.









13 Gennaio 2009 alle 2:42 pm |
W la nostalgia perchè il presente non è un granchè e per il futuro occorre attrezzarsi di tanto ottimismo. Poi siamo nostalgici per una saco di motivi, il passato sappiamo com’era sul futuro ci hanno scritto delle cose…a cominciare da 1984. Qualche hanno fa mi è capitato tra le mani, comprato e letto, un breve romanzo di Giulio Verne: 1960 era dei millelire. Molto curioso, da leggere. Descriveva una Parigi in mano ai…..contabili. Pensa un pò.
Sulla ragazza sono TOTALMENTE d’accordo con te.
E grazie per la visita, ti inserirò nel mio blogroll. Ciao ed a presto.
14 Gennaio 2009 alle 6:04 am |
Prego. E a presto…
15 Gennaio 2009 alle 7:35 am |
Ciao Ubik,
incredibile dirò una banalità, la dico, ho sempre pensato che solo le donne potessero fantasticare. Che l’essere con la testa fra le nuvle, immaginare mondi dfferenti dal reale fosse una prerogativa tutta femminile e invece NO. Che bello!
Non so se é stata la tua grande bravura nello scrivere oppure l’essermi calata nel tuo racconto ma ti vedo percorrere pensieroso le strade di Roma, scorgo con un sorriso quel bambino originale che raccoglie viti e bulloni invece che conchiglie in spiaggia per costruire un’atronave.
Quando ero piccola, e non mi vergogno a dirlo, anche adesso, ho sempre sognato di accarezzare un unicorno, mi immaginavo di vivere in una fiaba dove potessi parlare con gli animali e bearmi dei colori della natura, difenderla dall’uomo, non so se é stato il film The Legend ad influenzarmi, in ogni caso, per me ogni occasione era buona per lasciare questo mondo e ricoverarmi nel mio universo fantastico.
Mi hai fatto rivivere un sogno, oggi userò la mia fantasia per ritrovare un pò di serenità.
Un abbraccio a te ed Evak.
P.S. Mi piacerebbe leggere qualche suo post.
15 Gennaio 2009 alle 1:10 pm |
E bravo Ubik! Mi hai fatto ricordare de “I sopravvissuti”.
15 Gennaio 2009 alle 2:11 pm |
Ciao a tutti.
@Eba: non è affatto una banalità, anzi. E’ un commento bellissimche quasi quasi mi imbarazza. Bè, ricambio l’abbraccio.
@Roberto: visto? Guarda che era un grande sceneggiato. Due lire, pochi esterni in sperduti villaggi inglesi o rlandesi e il gioco è fatto con tanta tanta ma tanta suspense …
17 Gennaio 2009 alle 4:26 pm |
@Eba:
grazie per l’invito (a scrivere un post), ma a me riesce bene fare altre cose: guardare, osservare, ascoltare, insomma sono una contemplativa! non mi riesce tanto bene scrivere…
un abbraccio
6 Novembre 2009 alle 2:19 pm |
Luciano…che brivido…m’hai fatto tornare indietro veramente di 30 anni!!!
Era una vita che cercavo di ricordare come si chiamasse quello ’sceneggiato’ (ora direbbero fiction).
Mi unisco anche io allora….W ‘I Sopravvissuti’!!!!
7 Novembre 2009 alle 2:18 pm |
Visto?
Sono contento che te li ricordi. Come hai potuto leggere mi hanno profondamente segnato.