gente così? mò basta!

La cricca Marco Travaglio-Flores d’Arcais- Beppe Grillo-Sabina Guzzanti- Pancho Pardi ce l’ho sul culo: così sono sintetico e chiaro e per una volta tanto mi adeguo al linguaggio squadrista che costoro si permettono di lanciare dal palco di ogni dove. Basta. Non se ne può più. Ma davvero siamo a questo. E poi che lagna ‘ste manifestazioni con tutto il solito parterre a lamentarsi in bella vista: ho seguito da Radio Popolare la diretta e oltre al disgusto è stata illuminante, infatti la radiocronista ad un certo punto ha detto, nel voler anticipare la scaletta: “e poi la seconda parte sarà fichissima” (si riferiva agli interventi di Grillo, Guzzanti, etc.). Il povero Furio Colombo, che pure non sopporto ha avuto un sussulto dignitoso dichiarando dal palco quanto segue: “E’ stupido, improprio, volgare, fuori posto, offendere il capo dello Stato. Se non fosse stato per l’iniqua legge delle impronte digitali avrei rinunciato a parlare da questo palco. Mi sono sentito malissimo a sentire offendere il presidente della Repubblica”, poveretto. Ma che non aveva capito dove va a parare questa gente? Comunque, non la faccio tanto lunga e vi propongo l’invito che Europa fa nei confronti di un quotidiano che ormai non compro da anni proprio per i motivi che Europa gli addita. E l’Amaca di Michele Serra letta oggi su Repubblica; infine il link all’editoriale di Edmondo Berselli sulla penosa manifestazione di piazza Navona.

Cara Unità, devi cambiare anche tu

Nella settimana che ha preceduto piazza Navona, Europa ha subìto senza reagire un paio di “trattamenti” di quelli che Marco Travaglio riserva a chi ha una visione del mondo diversa dalla sua (per capirci, noi non partiamo dal presupposto che qualsiasi essere umano sia un potenziale mascalzone che deve provare ogni giorno di non esserlo). Due o tre frasette sprezzanti, di quelle che ne fanno l’idolo delle rag a z z i n e della sinistra indig n a t a .
Pubblicate sull’Unità, che ogni giorno paga in spazio tipografico il pegno a quello che è diventato il suo editorialista di punta, l’uomo simbolo della “rinascita” del giornale fondato da Antonio Gramsci.
Non sappiamo nulla di come cambierà il giornale ora edito da Renato Soru. Pensiamo però di poter dire, in aperta amicizia e cordiale dissenso, che con questa linea politica ed editoriale è ora di farla finita. Anche l’Unità è arrivata in fondo alla strada senza uscita imboccata tanto tempo fa.
Ha prima contrastato e poi subìto malvolentieri la nascita del Pd, ci si è adattata, ha provato a darne la rappresentazione più continuista possibile, ne ha invocato e in parte ottenuto il sostegno. Ha tenuto tutti i piedi in tutte le scarpe disponibili: recensioni e articoli di Veltroni, ma anche Ferrero, Mussi, i girotondi, i comici, Grillo nonostante le sputasse addosso, Flores, Pancho Pardi e tanto tanto Di Pietro.
Ora le cose insieme non si tengono più. Ieri Antonio Padellaro titolava l’editoriale “Peccato”.
E l’Unità ricordava i giornali della sinistra extraparlamentare che negli anni ’70 puntualmente, dopo ogni corteo finito a pistolettate per colpa dell’Autonomia, si rammaricavano per l’occasione persa dal movimento per colpa di pochi. La storia ha spiegato che l’errore era dei tanti che offrivano la piazza ai pochi, e non importa quanto fosse giusto denunciare (anche allora, quante analogie…) il moderatismo del Pci e la debole opposizione al “regime democristiano”.
Oggi fortunatamente le pistole tacciono e ci sono solo i comici a sparare idiozie, ma il senso è lo stesso.
Piazza Navona non è un incidente, un danno collaterale, bensì l’approdo logico e coerente del tipo di opposizione che anche l’Unità ha coltivato e proposto ai propri lettori. Furio Colombo sarà rammaricato per la caduta di stile e l’infortunio politico, ma la piazza appariva invece entusiasta delle volgarità della Guzzanti.
E le cronache del giornale, editoriale a parte, erano rapite dalla passione dei manifestanti. Tutti insieme hanno regalato a Berlusconi il suo momento migliore da settimane.
L’Unità degli anni ’70, anzi l’Unità di sempre prima di oggi, avrebbe saputo scegliere fra l’estremismo parolaio e incendiario, e le responsabilità di un grande partito di governo.
Ora, nella libertà di un giornale ormai appartenente a un editore privato, c’è di nuovo una scelta da fare.
Si può decidere di rimanere con la piazza che si è cercata, voluta, educata e costruita in quel modo. Oppure recuperare un senso di sé più consono al nome che si porta e soprattutto alla difficile marcia che attende l’opposizione riformista e i tanti militanti e lettori che non vanno né illusi, né blanditi, né sviati, né confusi.
A chiunque tocchi questa scelta e questo lavoro – non è una questione di persone – auguri di cuore perché l’Unità conta molto e merita tanto. Merita di più. [fonte: Europa]

Michele Serra

Sarei andato volentieri in piazza Navona, ieri, se avessi capito meglio contro chi era diretta la manifestazione: contro Berlusconi e le leggi-canaglia, d’accordo. Ma anche contro Veltroni e il Pd? Contro l’altro pezzo di opposizione, quello che ha raccolto un terzo del voto politico? Contro Napolitano, che non sarà Che Guevara ma non è neanche un servente del premier? La sinistra italiana è troppo spelacchiata, troppo stordita, troppo battuta per permettersi equivoci di questo tenore, e di questo spessore. Il grado di “purezza” aiuta a specchiarsi con qualche soddisfazione, tonifica l’umore e l’autostima di chi se ne sente portatore. Ma non serve a raccogliere e compattare le (poche) forze disponibili per cercare di reggere l’urto.
La politica è fatta di orgoglio, ma anche di umiltà. Questo è un Paese di destra, che ha rieletto a furor di popolo un premier di quella fatta e di quel calibro morale. Dolersene è legittimo, alzare la voce pure, ma se il primo bersaglio della tua polemica è il vicino di banco in Parlamento, il tuo simile però troppo cedevole, il tuo omologo però non abbastanza “duro”, si ricade a piedi pari nell’eterna, vanitosa, umiliante rissa di sempre. L’antiberlusconismo non si misura in centimetri né in “durezza”: quelli sono criteri tipici dell’inquilino di Palazzo Chigi e della sua vastissima claque. Per favore, troviamone altri. (da L’amaca di mercoledì 9 luglio 08, la Repubblica)

“La deriva del Talk Show” Qui l’editoriale di Edmondo Berselli [fonte: la Repubblica del 9 luglio 08]

4 Risposte a “gente così? mò basta!”

  1. ziomassimo Dice:

    Io martedì in Piazza Navona c’ero. Nei giorni precedenti mi sono chiesto se era opportuno o meno andare a questa manifestazione. Sono giunto alla conclusione che mi avrebbe creato più disagio restare a casa che andare e così sono andato. Volevo sfogarmi, scaricare la rabbia, ma devo ammettere che sto peggio di prima: più deluso, più amareggiato e ancora più incazzato!

  2. ubik Dice:

    Ciao ziomassimo.
    Mi dispiace che ti sei preso un’incazzatura. Ma sembra proprio che abbiano esagerato. Credo non tanto nei toni, quanto nella radicalità antipolitica.
    Comunque ho un leggero sospetto. Che molti (stampa, opinionisti, politici) abbiano aspettato al varco il momento buono per affondare e chiudere la partita. Che stava diventando insostenibile nella prospettiva politica (secondo me) e nell’equilibrio delle classi dirigenti di governo-opposizione (secondo loro).
    Vabbè. Ormai è andata. E spero che si ritorni a fare della bella e sana politica.
    Ne approfitto per dirti che guardo -in prospettiva sempre- con molto interesse il progetto di Niki Vendola. Che considero un grande. (Ricordo solo che è di sinistra, radicale e…ahimè cattolico: come la metteranno i laicisti, secondo te?).
    Ti abbraccio e a presto

  3. ziomassimo Dice:

    Già, oramai è andata. Sono d’accordo con la tua analisi.
    Sai, martedì in piazza, pensavo -…guarda come ci hanno ridotti!- e notavo anche con rammarico che la media generazionale delle persone presenti, era molto alta.
    Anche io guardo con interesse il progetto di Vendola, spero che riesca a costruire una grande sinistra alternativa, aperta ai comunisti, agli ecologisti, ai laicisti e ai cattolici. Anche perchè secondo me il modo per convivere c’è e si deve trovare. Spero solo che non diventi l’ennesima diaspora a sinistra, che è l’ultima cosa della quale avremmo bisogno.

  4. ubik Dice:

    Ciao ziomassimo,
    se Vendola ha la forza di fare quello che dice e continuare quello che e’ (grazie anche alla sua storia) tornero’ a guardare con molto interesse e un poco di passione alla sinistra radicale. L’unica allergia la conosci: le falci e i martelli. Mi piacciono di piu’ le Felci e i Mirtilli
    :-)

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