è tutta’na profumeria

una volta passeggiavamo -io e l’amata- e non mi ricordo di che cosa ci si lamentava, indignava o scandalizzava. Qualcosa –sicuramente- che aveva a che fare con il nostro paese che vediamo sempe più disgraziato e sempre più precario e in pericolo. (Ovviamente qualche vocina stridula si fa sentire e finge preoccupazione). Fatto sta che durante questa passeggiata la mitica Eva Kant se ne esce con il suo accento gentile e romano: “è tutta ‘na profumeria”. Sintesi perfetta di una situazione che vivamo anche sulla nostra pelle: un paese che spende e spande, manco fosse ancora negli anni ’80, che nasconde la polvere sotto il tappeto e s’accanisce con i più poveri. Che a loro volta si nascondono e si vergognano. Intatto “madama la marchesa” continua il girotondo di stupidaggini varie e chi protesta o lamenta disservizi rischia di passare per un malmostoso o uno sfigato che invecchia male.

Fatto sta che dopo la triste vicenda del gas di cui vi abbiamo raccontato le disavventure in fase di trasloco, ora ce n’abbiamo un’altra. Se volete ancora più comica e paradossale.

Si tratta di questo: durante il trasloco abbiamo chiesto a Libero, Infostrada, Wind o come accidenti si chiama che era nostra intenzione trasportare il contratto così com’era (il solito contratto “flat”, senza l’ultimo miglio in mano a Telecom) e lo stesso numero di telefono così da evitare fastidiose, estenuanti comunicazioni con mezzo mondo per avvertire del cambio di numero. Il gestore ci dice che non ci sono problemi, ma che dovremo aspettare una quarantina di giorni. Vabbuò, è la prassi. Anche se sappiamo benissimo che telematicamente una pratica viaggia molto velocemente e spostare un doppino telefonico dalla centralina non dovrebbe essere una grande impresa. Ma tant’è che siamo abituati e diciamo che ok, pazienteremo.

Dopo essersi persa la lettera con la nostra richiesta (e quindi debitamente rispedita) poche settimane fa (dopo sessanta giorni) mi chiama sul cellulare una povera operatrice che recita con voce mielosa un dispiacere suo malgrado. Sentite qua. Mi chiama per avvertirmi che non possono dare corso alla mia pratica perché, testuale: “non hanno le risorse per allacciare la linea”.

Che vuol dire?! l’operatrice addolcisce ulteriormente in modo che possa raccogliere con simpatia la sua partecipazione dispiaciuta al triste disguido. Mi dice che la società non riesce a coprire lo stesso tipo di contratto in tutta la città. Poverina, mi tocca ricordargli che il trasloco non è avvenuto da una strada ad un’altra, da un quartiere all’altro. Con tono ancora più dolce e civile faccio notare che noi abbiamo traslocato semplicemente dal secondo al terzo piano: stesso numero civico e stesso palazzo. Ci sono dieci-dodici scalini di differenza. Come è possibile?

Attimo di silenzio, ma nessun panico. Mi dice: “non so che dirle, mi dispiace”. Inizio a ridere della cosa e divertito (ma anche un po’ incazzato) gli chiedo cosa dovrei fare secondo lei. La risposta: devo dare la disdetta specificando che la causa è del gestore (così evito di pagare una penale, piccolo inciso: perché chiamare una penale una disdetta fatta per i motivi più diversi e oltretutto legittimi?) e quindi fare il contratto con un altro gestore. Curioso, no? Insomma noi vorremmo proseguire con lo stesso gestore, Libero, Infostrada, Wind o come accidente si chiama che però non ce lo permette e ci lascia in mezzo ad un bel disservizio.

Già! cambiare gestore significa ritornare con Telecom (nessun altro gestore si prende in carico in toto la tua utenza se non provieni da Telecom), quindi aspettare altri 40 giorni per l’attivazione e pagare le spese di entrata. Intanto siamo senza telefono e senza internet. Chi mi ripaga del disagio? L’idea che mi sono fatto è che sotto sotto la furbizia trova sempre posto: credo che preferiscano perdere un cliente a 30 al mese piuttosto che tenere aggiornato, efficiente, preparato un parco di tecnici e strumenti in grado di intervenire…tanto c’è la Telecom. Capito che concorrenza?

Tanto per non sembrare esagerato date un’occhiata qui. Per andare al matrimonio di un nostro amico abbiamo viaggiato in un carnaio di persone e di poveri bimbi e anziani: pazienti e rassegnati -sia primi che i secondi.

Eva Kant ha perfettamente ragione: è tutta ‘na profumeria. Diamo importanza e si mettono in risalto ogni sorta di stupidaggine e idiozia, mentre servizi essenziali e ammodernamenti (che so: una vera concorrenza, una migliore qualità dei servizi) peggiorano. La maggioranza se ne sta lì a invidiare il matrimonio coatto di Briatore, valutando se la bandana è meglio del panama per Berlusconi. Ci si addormenta stanchi e rimbambiti davanti a culi e tette, pontificando come allenatori durante le partite europee. Intanto si vivono con fastidio i poveri: espulsi e cacciati o al limite un contentino con la nuova “tessera del pane”. Un paese che quasi quasi faremmo meglio a chiudere se addirittura diventa impossibile poter allacciare lo stesso telefono da un piano ad un altro. Vabbè, noi “s’annamo a divertì…”

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