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« Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché….. Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no. » (R. F. Kennedy, citando George Bernard Shaw)
Lo spunto me lo offre Eli, amica sconosciuta e simpatica: non conoscevo le foto di Fusco al seguito del treno che trasportò il corpo di Bob Kennedy attraverso molti stati nordamericani. Un milione di persone aspettava lungo i binari e Fusco nelle foto che qui si possono vedere mostra un’America popolare, commossa, partecipe.
Io e woodstock abbiamo molto amato “Bobby” di Estevez e mi ricordo la commozione che ci ha accompagnato durante il discorso finale.
Oggi è Obama ad avvicinarsi a quell’idealismo politico di Kennedy e sono molto contento della sua vittoria alle primarie. Anche se sofferta e con l’incognita dell’antipatica Hillary (a dimostrazione che neanche le distinzioni di genere salvano e che cisono donne che sanno essere odiose, arriviste, nervose e pataccare esattamente come gli uomini: non è parità anche questa?). Ovviamente tifo per i Democrats e spero in Obama. Credo che sarà capace di disegnare una visione delle cose molto, molto diversa di chiunque altro. (Avviso per tutti i laicisti: il nostro attinge molto dalla predicazione religiosa: citazioni e riferimenti; tiene le cadenze, la circolarità dei sermoni. In questo caso niente da dire?). Comunque per chi volesse approfondire:

qui il discorso di Obama
qui il suo blog
qui un articolo di Slate che analizza un interessante parallelo che condivido tra le ragazze di Sex and tHe City e Hillary
qui per seguire la campagna presidenziale (è un blog composto da giornalisti del New York Times e del Washington Post)
il discorso di Bob Kennedy tenuto il 18 marzo 1968, attuale più che mai:
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
the Funeral Train (alcune foto):







6 Giugno 2008 alle 10:02 am |
Come sono “emozionanti” queste foto, vero?
Riprendiamo il ragionamento sul PIL. L’altro venerdì sono andata a scuola (quella di formazione politica) e uno dei relatori era il direttore (uno dei direttori) del dipartimento di statistiche dell’OCSE. Il ragionamento di Kennedy è stato più volte ripreso.
6 Giugno 2008 alle 3:32 pm |
Emozionanti, davvero.
E’ un ragionamento che mi interessa. In principio ero abbastanza diffidente sulla decrescita e cose simili. Giustificato dal fatto che i più visibili in genere sono anche i più tromboni e quindi Serge Latouche, Mauro Bonaiuti e Paolo Gabrini.Maurizio Pallante, addirittura Massimo Fini. Quindi lasciando da parte questi pagliacci (anzi criticandoli spietatamente) è possibile recuperare un discorso più sereno e rigoroso.