la sacra famiglia rom

Questo post è dedicato idealmente ad una mia carissima amica che è stata clandestina per diverso tempo in Italia mentre puliva e accudiva uno dei sempre più numerosi vecchi, che ora è una brava imprenditrice e che sua figlia appena arrivata in questo mondo rischia –in quanto figlia di extracomunitaria- di non avere il pediatria per tre mesi se la nostra cara non riesce ad apporre firma nei tempi previsti all’ASL. Ripeto: una neonata senza pediatra se non mette una firma nei tempi. Vale solo per gli extracomunitari e non per gli italiani. Evidentemente chi ha redatto la legge pensa che un extracomunitario sia meno essere umano (figli compresi) di un italiano.

« Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
» (Primo Levi)

Quando uno ragiona in astratto ricorre alle categorie (meridionali, rom, gay, albanesi, cattolici, musulmani) e generalizza per elementi comuni e diffusi. Molti non hanno curiosità verso le persone e il mondo e gli è sufficiente non verificare quello che si pensa, tanto più se è opinione comune. Ieri non si affittavano case ai meridionali perché sporchi, tanti e un poco delinquentelli (gestivano forme di capolarato e posti letto nella Torino degli anni del boom economico, come si vede benissimo nel film “Così Ridevano” di G. Amelio). Poi se aguzzi la vista e decidi di vedere quello che succede allora un caleidoscopio di fatti e mille sfumature complicano la nostra vita perché diventa meno certa l’opinione.

Pensi ai Rom e pensi ai ladri, ai matrimoni combinati, al rapimento dei bambini, alla sporcizia e al loro malanimo. Tutto vero (quello che pensavo l’avevo scritto qui) per carità. E non sono affatto indulgente, ma neanche vendicativo. Penso che la giustizia si basi sulla responsabilità individuale (santi USA) e non di gruppo, di censo, di “razza”. Quando uno delinque si persegue e lo si reprime. Se pensare che “geneticamente” e “culturalmente” un popolo sia delinquente e colpevole tanto valeva rimanere alla vecchia idea degli ebrei che usavano il sangue dei bambini…però.

Perché c’è un però che dovrebbe essere un imperativo morale, un dovere dell’anima e del cervello: i colpevoli, come le vittime, meritano la dignità di ogni uomo. Invece succede che in quanto rom e in quanto –per definizione- delinquenti o non integrabili ci si possa vendicare e dare sfogo rimanendo impuniti. È ovvio che non è accettabile.

Esiste un precetto biblico (citato oggi da Gad Lerner) che aiuta a rinfrescare cupi e torbidi pensieri: una via d’uscita faticosa e necessaria ed è quello dell’immedesimazione, lo si può leggere ne “Haggadah di Pesach” di Emanuele Luzzati, Fernando Belgrado, Elio Toaff (ed. La Giuntina) dove viene ricordato che nell’Esodo: “In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto”come è detto [Esodo XIII, 8] “Tu in quel giorno, racconterai a tuo figlio e dirai a lui: Noi facciamo queste cose per ciò che il Signore fece a me quando uscii dall’Egitto”.

Perché se scendi dal piedistallo astratto ti trovi sul piano della realtà quindi vieni a sapere (dall’articolo di Lerner oggi su Repubblica) che le donne italiane sputavano ai bambini mentre venivano sgomberati; che al nord qualcuno pensa che la cittadinanza sia reddito e chi non ne ha non può stare; che nella scuola prima che bambino sei clandestino e quindi meglio per strada che tra i banchi; che cittadini (onesti e cittadini fin dove?) hanno fischiato e cercato di bloccare i Vigili del Fuoco mentre i campi bruciavano; a Milano 75 (di cui 35 bambini) zingari hanno vissuto una vera e propria odissea che si è conclusa con l’incendio del campo sono stati fatti girare.

Tutti gli sceneggiati, le giornate della Memoria, i mea culpa sul petto hanno avuto solo l’effetto di una rimozione della tragicità per sentirsi immuni ed estranei delle nefandezze (non a caso nelle narrazioni i responsabili sono pazzi o perversi o particolarmente cattivi. Mai normali). Questo ha prodotto lo strano effetto di scandalizzarsi per le persecuzioni di mezzo secolo fa e sentirsi più che giustificati nel promuovere quelle di oggi perché vengono percepite come diverse per forma e ragioni. Entrambe però miravano a fare di una popolazione un unico motivo di problemi. Ieri si chiudevano nei ghetti (sporchi, disordinati, puzzolenti e sovraffollati come un campo rom di oggi) oggi si negano fazzoletti di terra e si confinano persone sotto i ponti: per non vederli e per non occuparsene. E a destra succede una cosa interessante e che andrebbe capita e discussa: la continua e pervicace difesa di Israele, l’ossessiva ricerca per essere accettati dalle Comunità Ebraiche, i continui pellegrinaggi e quel battersi il petto per le radici antisemite della loro cultura politica tradiscono l’alibi e la giustificazione verso i progrom (sì l’ho detto) dei campi. In sostanza considerano un “male assoluto” il fascismo, le leggi razziali (a proposito sostituite a “commissari per i Rom” “commissari per gli ebrei”: non stride un po’ troppo? Appunto) per autogiustificare le “derattizzazioni” contro gli zingari (leggete qui) e non sentirle contigue a quel “male assoluto”.

Si da il caso che i maggiori e (fatemelo dire) ipocriti difensori della sacralità della vita sono quelli che fremono per menar le mani spogliando le persone di ogni cosa. Giustificando le ordinanze comunali con la sicurezza dei cittadini, dimenticando che il mezzo pregiudica il fine: il che vuol dire una comunità fondata sulla paura e l’esclusione non sarà mai coesa, stabile, serena e prosperosa. La politica alta sembra scomparsa e il resto è pura amministrazione che rincorre le brutture delle nostre genti. Non sogna e non sembra capace di progettare, unire, elevare. Si rincorrono gli spiriti bassi e si fanno danni. Una volta che avranno cacciati i rom le periferie rimarranno quelle d i prima: sporche, tristi e insicure.

La politica mostra quindi la sua prepotenza insignificante; la parte nobile dell’impegno civile e sociale (penso al volontariato) è zittita e indebolita perché sconfitta dalle proprie debolezze, pochezze teoriche che hanno capitolato in fretta davanti alle restaurazioni semplici e aggressive. Resiste malconcio qualche prete roccioso (don Ciotti oggi su l’Unità), la Caritas, Tettamanzi e qualche associazione cattolica o cristiana.

Ma le macerie sono ovunque. E pare di capire che siamo al di là di un piccolo passo. C’è qualche voce allarmata, ma un’indignazione morale no. Si preparano tempi duri, durissimi per gli ultimi e i meno amati. Ovviamente lascio stare per questa volta il diritto sacrosanto a sentirsi sicuri. Qui non c’entra niente. Qui c’è solo accanimento, stupidità e violenta indifferenza: si prende una categoria come origine di ogni nefandezza.

E per concludere prendo dal blog di Wlodek Goldkorn:

Il sangue dei rom

Una volta, non tanto tempo fa, molte persone erano convinte che gli ebrei usassero il sangue dei cristiani, preferibilmente il sangue dei bambini, per preparare le loro azzime (il pane non lievitato) di Pasqua. Non sembrava un’accusa assurda. E così, si diceva ai bambini: attento che ti rapiscono gli ebrei….
Nel 1899, nel civilissimo impero austro-ungarico, venne condannato a morte tal Leopold Hilsner (in sua difesa si mosse Tomas Masaryk), ritenuto colpevole di aver sgozzato per questioni rituali una ragazza. Nel 1911, Kiev, nel meno civile Impero russo, fu teatro del processo a Mendel Beilis (che fu assolto grazie a una campagna internazionale di protesta). Nel 1946 nella per niente civile città di Kielce, in Polonia, vennero massacrati oltre 40 sopravvisssuti alla Shoah, perché si sparse la voce che avrebbero rapito un bambino cristiano. E potrei continuare…
Voglio dire questo: l’accusa rivolta spesso ai rom di rapire dei bambini, è uguale identica a quella che veniva lanciata contro gli ebrei.
E per favore si abbia il buon gusto di non usare la (presunta) difesa di Israele, per dire che non si è razzisti, quando lo stesso identico lessico usato una volta contro gli ebrei, oggi viene adoperato contro i rom.

8 Risposte a “la sacra famiglia rom”

  1. ziomassimo Dice:

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
    Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
    Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
    Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
    Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

    Bertolt Brecht

  2. ubik Dice:

    Più o meno.
    E’ proprio difficile trovare le “famose” 5 cose per cui vale la pena di essere italiano…

  3. andrea Dice:

    caro ubik, sono senza parole… forse dovremmo fare sentire di più la nostra voce. buona domenica

  4. Eli Dice:

    BRAVO UBIK.
    Sai già che condivido, SEI BRAVO A DIRLO.
    Credo che “dobbiamo dirlo”, io sto parlando di questa cosa a tutti quelli che incontro. Qualcuno capisce subito e condivide, qualcuno no, ma intanto è un “tarlo” positivo che avrà nella testa.

  5. Roberto Dice:

    Ovviamente condivido.
    Mi piace sottolineare, però, che a tutto questo ci si è arrivati con le nostre leggi ed i nostri politici: se avessimo certezza delle pene molte cose non accadrebbero(dall’ultimo indulto la criminalità spicciola è aumentata del 70%: cosa vorrà dire?).
    Faccio un piccolo esempio:
    Come Ubik sa, faccio il pendolare da Roma nella ridente Umbria; tutte le mattine un gruppo di persone (non dico rom, non dico extracomunitari, non dico “non italiani”) prende il treno senza pagare con due soluzioni, o il controllore non dice niente oppure li fa scendere alla prossima (che da Roma dista 100 Km) per prendere il treno successivo, soluzioni sempre “aggratis”. Ora se si riuscisse in qualche maniera ad impedire questo (perché non far intervenire la polizia ferroviaria? perché non fermarli almeno per un giorno? O meglio perché non prendere qualche caspita di provvedimento?), i pendolari regolari (e per amore di chiarezza dico che la maggior parte sono cinesi o extracomunitari in genere) non avrebbero ogni giorno sotto gli occhi gli “altri” che viaggiano a sbafo (l’abbonamento, signori, mi costa quasi duecento euro al mese!).
    Non sono razzista, non voglio esserlo, però sto faticando.
    Il problema c’è, il pericolo di fare un’altra caccia alle streghe pure, però, per favore, su questo post è stata pubblicata una striscia che critica la sinistra borghese, la condivido per carità, però mettersi da una parte, andiamo a finire tutti in “quell’attico”.
    In ultima analisi, quanti di voi su un autobus strapieno, se vedono salire un gruppo di zingari non mettono la mano sul portafogli? Io lo faccio e nonostante tutto credo ancora di non essere razzista.

  6. ubik Dice:

    @ Roberto:
    più o meno sono d’accordo con te. Se una regola vale per tutti, tutti sono tenuti a rispettarla. Quindi se uno l’abbonamento non lo paga va multato e gli va impedito di proseguire il viaggio a ufo. Ma su questo dovremmo essere ugualmente severi con gli ubriachi che fanno stragi di innocenti, motociclisti che uccidono bambini sulla pista ciclabile, sgomberare Campo dei Fiori la sera…appunto la certezza della pena e brevità dei processi. Che il centro destra propone e magari lo fa. Per il portafoglio io l’ho sempre fatto: metterlo nelle tasche interne: sarà che non mi fido in genere. Mi è stato rubato una volta sola: era una manifestazione del PCI.
    Comunque tra punire e incendiare campi e sputare su donne e bambini troppo ce ne corre.
    Saluti Robè, magari ci sentiamo…
    :-)

  7. Roberto Dice:

    L’avevo dato per scontato che non ero d’accordo con il clima creatosi, che tra l’altro è alimentato dai media e da una cattiva classe politica.

    Errata corrige: se non sbaglio t’aveva fregato qualcosa pure un tossico su un treno, o ricordo male? :D

  8. ubik Dice:

    Giusto. C’era pure quella: la siringa puntata. Uno che bloccava il corridoio e l’altro che voleva il mio portafoglio…della serie quando Termini era (è tornata a) uno schifo

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