Prime giornate di riposo dopo le turbolenze che già conoscete e quindi domenica Eva Kant si dedica al più classico dei pranzi domenicali: pollo arrosto con patate novelle arrosto. Fuori c’è un gran sole tiepido. Riposino pomeridiano d’obbligo, tanto per vedere il sole fare penobra attraverso le persiane, caffè, un po’ di radio e si decide di chiudere il pomeriggio con il cinema. Che sta lontano. Quindi lunga pedalata per andare a vedere il film che da tempo volevamo vedere. Si tratta di Non Pensarci di Zanasi con Mastandrea e una schiera (e schiatta) di attori che ci piacciono molto e che lavorano in tanti piccoli e importanti film italiani. Del film non so niente: immagino una commedia sul rock urbano. E viste le turbolenze di cui sopra va più che bene un po’ di leggerezza.
Comunque il momento è adatto, l’ora perfetta. Poca gente, Firenze svuotata per il ponte; il film inizia. E vi devo dire che è irresistibile e bello. Una colonna sonora azzeccata (tra indie/alternative/punk rock e lirica e un dolcissimo Ivan Graziani) che sottolinea bene i momenti e i sentimenti; le caratterizzazioni dei personaggi ben fatte perché gli attori sono ben diretti e nella parte, tutti. La storia avvolge e coinvolge: una storia di famiglia dove ognuno è alle prese con i propri problemi e che magari ostentando sicurezza maschera e complica la vita agli altri. Tutto visto con gli occhi di un figliol rocker prodigo che ritornando a casa finisce per occuparsi dei vari casini di tutti, perché “tutti hanno bisogno di lui (come recita la locandina)…anche troppo”. Finendo per occuparsi di se stesso. Ma quello che commuove (e io mi sono commosso) è la leggerezza e la seduzione per come viene raccontata. La sua freschezza e sobria vivacità. Insomma un bel filmetto. Eva Kant intuisce ben bene che potrebbe essere l’ideale proseguimento di “Tutti Giù Per Terra” di Davide Ferrario e sempre con Mastandrea. Delle tante cose che mi colpiscono del film ce n’è una che non mi lascia indifferente: quest’aria di città di provincia dove alla fine ci si conosce o si sa, magari perché si è cresciuti insieme oppure ci si conosce di vista e si sa più o meno tutto delle storie di ciascuno, l’altra cosa posso dirla fino ad un certo punto, pena svelare una piccola cosa del film; si tratta comunque della capacità di capire, di risolvere e di aiutare senza umiliare. L’ultima cosa che mi ha colpito del film è questa richiesta implicita della famiglia nei confronti di Mastandrea affinchè si (pre)occupi di tutti e di questo ne ho esperienza. Bè che altro aggiungere? Buona Visione. Di seguito un estratto da un articolo di Paolo Mereghetti (il Corriere della Sera del 2 sett 2007) dove si parla anche di questo film (aspettando una recensione).
Non pensarci – coprodotto da La7 – racconta la pausa esistenziale a cui si obbliga Stefano (Valerio Mastandrea), chitarrista punk rock non proprio giovanissimo, «tradito» dal pubblico ma soprattutto dalla fidanzata. L’ occasione perfetta per mollare Roma e rifugiarsi in Romagna, da mamma papà fratello e sorella. Un rifugio che però si rivela meno tranquillo e riposante del previsto: la mamma (Gisella Burinato) cerca pace nelle meditazioni new age, il padre (Teco Celio) fatica a rimettersi da un infarto, la sorella (Anita Caprioli) pensa solo ai delfini dell’ acquario dove lavora, il fratello (Giuseppe Battiston) sta mandando a rotoli l’ azienda di famiglia. E per sovramercato confonde una professionista del sesso (Caterina Murino) per la donna dei sogni. Ma quello che poteva essere un ritratto nemmeno tanto originale dei mali della provincia diventa il quadro variegato e divertente di un Paese dove i luoghi comuni della «finzione all’ italiana» sono aggirati, evitati o ribaltati (vedi il più giovane deputato d’ Italia interpretato da Paolo Briguglia) mentre Zanasi usa gli stereotipi degli adulti che non vogliono crescere e che confondono i sogni con la realtà (o le battute da bar per discorsi seri) con una leggerezza e una ironia che conquistano.
Valerio Mastandrea si conferma il migliore degli attori della sua generazione, sfoderando una recitazione fatta di auto-ironia e di svagatezza, di simpatia e understatement che gli permettono di evitare le trappole della macchietta.






6 Maggio 2008 alle 9:56 am |
Non ho ancora visto il film, ma conto di farlo al più presto (anche se a Roma è già quasi scomparso), tanto più dopo aver letto il tuo post.
A volte rimango stupito da quanto alla fine in un certo senso, tutto torna. Hai citato Ivan Graziani, che in qualche modo con la sua musica, fa parte del film. Devi sapere che Ivan Graziani è stato un mio, vero e proprio, idolo adolescenziale. Il mio primo concerto al quale ho assistito fu proprio una sua esibizione al Teatro Tenda di P.zza Mancini a Roma (oggi non c’è più), sarà stato nel ’78-’79. Mentre a quindici, sedici anni ero un fan talmente accanito che feci di tutto per incontrarlo. Infatti approfittando della complicità di un mio amico più grande (che poi mi fece conoscere anche RenatoZero, ma questa è un’altra storia…), che faceva il pubblico figurante nei programmi TV della Rai, alla fine della sua partecipazione a DiscoRing, io con i miei amici ed il cantante di successo, potemmo finalmente conoscerci di persona. Da quel momento nacque, non dico un’ amicizia, ma certamente una certa simpatia per questo gruppetto di ragazzini che oltretutto in quel periodo cominciavano anche a strimpellare qualche nota, tanto che per qualche anno ogni volta che suonava a Roma, ci invitava alle prove e al relativo concerto (ovviamente gratis!), così da passare del tempo insieme. In quegli anni Ivan Graziani era forse all’apice del suo successo e l’assenza delle email dei telefonini e poi della drammatica malattia che lo colpì, posero fine a questo rapporto.
Penso proprio che avrò un motivo in più per commuovermi vedendo questo film.
6 Maggio 2008 alle 10:06 am |
L’attore si chiama Valerio Mastandrea. ;)
6 Maggio 2008 alle 10:25 am |
@Roberto:
corretto Robè. Grazie.
@ziomassimo:
ahò, inizio a pensare che sei uno imbucato… :-)
Stavi sempre da qualche parte.
Per Ivan Graziani, la penso come te e io la ascoltavo sprofondato in giardino da un mio amico (che le strimpellava pure un pò). Le canzoni erano veramente belle, solo che se non me lo avesse ricordato ’sto film non ci avrei fatto più caso alla musica di Ivan Graziani. Il guaio di essere bombardati da troppe parti!!!!
12 Maggio 2008 alle 8:47 am |
Ieri finalmente ho trovato modo e tempo di vedere il film:
…bellissimo!
12 Maggio 2008 alle 2:20 pm |
vero? Guarda ancora oggi se ci penso mi intenerisco e vorrei tanto rivedere le due magliette infilate nella custodia della chitarra…
12 Maggio 2008 alle 3:13 pm |
Mi ci sono ritrovato veramente molto, probabilmente perchè il regista-sceneggiatore Zanasi ha la mia stessa età.
Mi sto adoperando per replicare la maglietta di Zorro che indossa Mastandrea nel film.
…ma sarò scemo?
:-)
12 Maggio 2008 alle 4:49 pm |
e che te devo dì
4 Giugno 2008 alle 7:36 pm |
nfatti
e come dice er palomba:
numpenzacce
“CIO’ NABBELLA FAMIIA.
CHI SE LA PIIA?”