rimorso della terra


E BALLATI CU BE CASCIANU LI PEDI

L’immagine della testata del mio blog raffigura una strada nel Salento: muretti a secco e ulivi nella terra rossa. Sono salentino e fino a 10 anni fa mi era indifferente e neanche ricordo perché, un giorno, di punto in bianco presi a cuore e con molta nostalgia quel pezzetto di terra che oggi è di gran moda e in futuro lo diventerà –purtroppo- sempre di più. Sicuramente alla base c’è la scoperta di un libro che ha fatto scuola che è “La Terra Del Rimorso” a cura di Ernesto De Martino: un’indagine multidisciplinare (erano parte dell’equipaggio antropologi, musicologi, psichiatri) condotta nel Salento nel 1959 per studiare il fenomeno del tarantismo. Nel mio piccolo sono un cultore della pizzica e del tarantismo, da molti anni. Esattamente da quando invitai (per fare bella figura?) al Roma Europa Festival di molti anni fa l’allora amica Eva Kant a vedere uno spettacolo dei Ghetonìa sulla pizzica.

Ci piacque molto e il libro di De Martino me lo lessi d’estate a casa della mia nonna dove avevo raggiunto i miei genitori. Già le influenze e le letture siloniane inorgoglivano in me l’appartenenza ad una famiglia numerosa, caotica, contraddittoria, materna e mediterranea oltrechè contadina che poi sono i miei parenti: zii e cugini. La scoperta di paesi e architetture, del mare (of course), del dialetto, della terra aspra o rossa di minerale, gli ulivi possenti e centenari hanno fatto il resto e mi sono ammalato e vantato delle mie origini. E poi: come adoro quella lieve forma interrogativa nel dialetto leccese. Con woodstock condividiamo la passione per Lecce e della sua pietra -il tufo- soffice e tenera che il sole ammorbidisce. Comunque in questo “ritorno” non poteva mancare la musica e la scoperta di questa fantastica tradizione che poi si regge su pochissime variazioni e che oggi è diventata patrimonio di moltitudini (con tutte le conseguenze del caso). E non esagero dicendovi che alle prime note di una qualsiasi pizzica il sangue ronza lanciando il corpo che inizia ad andare per conto suo e diventa irresistibile buon umore, voglia di vivere e di scatenarsi. A volte succede di farlo in solitudine, a Firenze e in casa, sfogando e appagandomi. Perché la pizzica questo ancora conserva. Trascinando in un continuo senza fine e con accelerate seducenti che vanno ingaggiate. È quello che accade partecipando alle centinaia di sagre e feste dove –oggi come oggi- un concerto di pizzica non si nega a nessuno. E tutti impazziscono davanti ai musicisti, ognuno come sa fare. Bidogna aggiungere che, secondo me, è uno dei balli più seducenti e belli che preferisco (con woodstock c’è la seria probabilità che appena abbiamo tempo ci iscriviamo ad un corso per impararla come si deve). La cosa che mi entusiasmò quando scoprii questa tradizione è che praticamente mi accorsi come la pizzica era passata dai grandi vecchi (Stifani, Uccio Alolisi) ai giovanissimi, saltando a piè pari almeno un paio di generazioni che avevano fretta di lasciarsi un passato troppo recente e troppo povero. Io mi considero un discreto collezionista di pizzica e annovero tante “chicche”: dai pezzi di tarantella barocca alle esecuzioni tradizionali, ai repertori storici al techno dub di alcuni gruppi che sperimentano e rileggono la tradizione. Comunque un giorno arrivò Stewart Copeland, batterista dei Police, che riscoprì e valorizzò la pizzica a modo suo, facendo esplodere un fenomeno che già covava da quelle parti; nacque quindi La notte Della Taranta che ora è diventata una delle tante feste solo un poco più agitata e notturna. Non so se divertente. Per quanto mi riguarda la nostalgia mi spezza e non vedo l’ora di tornarmene per un po’ in Salento a godermi le mie zie. Passare un bel po’ di giorni come da ragazzino (che in realtà si annoiava) e godermela: consapevolezza amara che la fortuna del Salento sarà la sua fine e disgrazia. Già in molti –famosi e no- vengono a comprare e a devastare (intendo nel senso antropologico). Però mi manca e appena si potrà ce ne andremo a riposare da quelle parti ancora appartate, fantastiche e lontane: stanchezza morale e fisica accentuano la nostalgia di un posto ideale e sognato, legato ai tempi dell’infanzia e quindi dell’innocenza. Spero sia ancora così.

La tiritera è giustificata, anche se con ritardo, perché a febbraio è morto Pino Zimba,  tamburellista carismatico degli Officina Zoè. A me piaceva per la sua spiccia ruvidezza, perché di viso assomiglia ad uno dei miei zii e perché recitava nei film di Edoardo Winspeare (Pizzicata, Sangue Vivo e il Miracolo). Il funerale è stato accompagnato a suon di pizzica [qui]. Qui: 1° parte e 2° parte invece potete trovare due eccezionali e rari documenti sulla ricerca condotta da Ernesto De Martino collocando secondo un contesto appropriato un rito pagano e religioso scomparso decenni fa.

10 Risposte a “rimorso della terra”

  1. ziomassimo Dice:

    Qualche anno fa ho trascorso nel Salento una indimenticabile vacanza, che mi ha fatto conoscere i luoghi e soprattutto la storia di questa terra. Indimenticabile anche il capodanno in piazza a cinecittà, con Sparagna e altri gruppi di taranta a suonare, ballare e festeggiare fino a mattina.

  2. dioniso Dice:

    Anch’io e Zucchero qualche anno fa trascorremo nel Salento (grazie anche a Ubik, a suoi genitori ed a sua nonna) una bella vacanza.
    Anche a me piacerebbe molto imparare a ballarla, ma qui mi risulta un po’ difficile trovare delle scuole ;-)
    Baci e abbracci

  3. dioniso Dice:

    Anch’io e Zucchero qualche anno fa trascorremo nel Salento (grazie anche a Ubik, a suoi genitori ed a sua nonna) una bella vacanza.
    Anche a me piacerebbe molto imparare a ballarla, ma qui mi risulta un po’ difficile trovare delle scuole ;-)

    Non sapevo di Pino Zimba. Mi dispiace. Memorabile la sua interpretazione in Sangue Vivo (bellissima pellicola)

    Baci e abbracci

  4. dioniso Dice:

    mi si è moltiplicato ;-)

  5. Roberto Dice:

    Si vede che ti è piaciuta proprio la vacanza ;)
    Io sono andato due volte in Puglia e solo per imbarcarmi a Brindisi non su un cargo battente bandiera liberiana, ma per andare in Grecia.

  6. ubik Dice:

    @ziomassimo:
    eh già…chi va nel Salento non torna più bene :-)
    @dioniso:
    rinnovo l’invito, magari ci andremo insieme
    @Roberto:
    invito anche te…tanto per scroccare sei un genio :-) :-)

  7. stellavale Dice:

    Mi piacerebbe andare; la pizzica ha il potere salvifico di calmarmi.

  8. ubik Dice:

    Ciao Stellavale. Benvenuta e quanto dici lo credo bene. Aggiungo che ho visitato il tuo blog e mi piace molto. A presto. (ti metto nei miei preferiti)

  9. angelomichele Dice:

    il salento e’ una favola

    • ubik Dice:

      Ciao. D’accordo con te anche se come molti salentini mi sto toscanizzando sempre più. Ma vorrei tornare quanto prima.

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