TATA: questo è un uomo

io mi sposto con le gambe. Nel senso che cammino e pedalo e quindi questi due magnifici e preziosi arti mi aiutano a raggiungere, andare e arrivare. Mi servo dei mezzi pubblici e quando proprio non se ne può fare a meno prenoto il Carsharing. Cose che già tutti sapete. Aggiungo che tra le mie utopie politiche c’è la scomparsa delle automobili private, tranne una piccola aristocrazia che dovrebbe essere costituita dai piloti di F1, perché mi piace. Aggiungo però che l’idea della Tata, la macchina super economica prodotta in India non mi lascia indifferente. Ci voleva tanto per capire che in paesi poveri o anche nei paesi avanzati ci sono persone che oltre a non permetterselo non gliene frega niente di avere una macchina piena di cd/mp3, aria condizionata, alzavetri elettrici, chiusure centralizzate, navigatori. Io rimango affezionato a quella 127 di mio padre; alle manovelle per alzare o abbassare i vetri; il giro che papà faceva intorno alla macchina per chiudere tutte le portiere tornati dal mare, in canottiera ci si fermava per il gelato; macchine piccole però stipate di persone. E allora perché non produrre macchine così? Dove sta la fatica? Nell’abbassare un finestrino per chiedere “scusi dove si trova via…” e poi quanto è ridicolo quel bip bip lanciato noncuranti mentre si va via e le frecce lampeggiano: proprio figlio di questi tempi!!! E poi vivaddio il modello in questione ha una velocità massima di 70 km. Più che sufficienti: senza discussione. A questo link la descrizione in soldoni delle caratteristiche che la fanno costare così poco.
PS: È di ieri la notizia che la Tata si appresta ad acquistare i prestigiosi marchi britannici di Aston Martin e Land Rover. A pensare che i britannici avevano colonizzato l’India e ora si ritroveranno (come tutti) colonizzati.
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