l’asinello

Piccola e seria confessione. Grazie ad un amico e maestro ho imparato ad amare e intenerirmi per questo animale così bistrattato eppure così paziente e per tanto tempo utile a contadini e pastori. Animale umile eppure decisivo, in alcune circostanze storiche come durante la Prima Guerra Mondiale quando veniva utilizzato per trasportare viveri e armi sulle montagne. Per i credenti almeno due momenti lo vedono protagonista muto eppure centrale: la fuga in Egitto di Giuseppe e Maria e cavalcato con umile nobiltà da Gesù quando entra a Gerusalemme. È raro quindi trovare articoli o momenti che parlino di questo fantastico animale. Io ho trovato il seguente articolo.


In difesa del somaro (l’animale)
(La Stampa del 14 Marzo 08) di Giovanni Cerruti

Magari fosse così. Magari l’Italia fosse il Paese degli Asini, come ha titolato La Stampa martedì. Saremmo, tanto per cominciare, un Paese pulito. Determinato. Pronto alla fatica. Che si accontenta di poco. Capace d’imparare. Rispettoso. Obbediente, anche. E intelligente, più intelligente del cavallo o di una canarina. E invece, come scrive Marco Belpoliti, ancora una volta ricaccia l’equazione asino uguale ignoranza. Errore grave. Caso mai, se l’immagine dev’esser quella dello studentello col cappello orecchiuto, asino può far rima con testardo, cocciuto, uno che se si mette in testa di star fermo non lo smuove manco un trattore. Oppure uno che, se prova il sentimento dell’antipatia, non lo nasconde proprio e appena può scalcia. E poi l’asino che vola cosa c’entra? È un modo di dire riferito agli uomini, ai creduloni, o per stare in campo animale ai «boccaloni». Vola il cavallo alato, Pegaso, e non il «ciuccio» dei napoletani o il «musso» dei veneti. E chi guarda l’asino che (non) vola è lo sprovveduto incapace di distinguere tra il possibile e l’impossibile.

Ogni tanto si legge del ritorno degli asini, del loro ruolo nelle terapie per i disabili (onoterapia), dell’importanza del latte d’asina per combattere la thalassemia, della loro indispensabile presenza accanto a chi pratica il trekking a cavallo. C’è chi se lo tiene in giardino. Chi lo monta. Chi lo utilizza, e di Amministrazioni Comunali ce n’è parecchie, per la pulizia delle aiuole, la raccolta dei rifiuti, la distribuzione della posta.

In un Paese normale l’asino sarebbe trattato con rispetto, anche dai titoli di giornale. Meglio sarebbe stato, per accompagnare l’ignoranza degli studenti italiani, metter di mezzo il cavallo: «Il Paese dei cavalli», ma forse lo capirebbero solo gli asini (quelli veri). Perché il cavallo passa per nobile, come se avesse due o tre cognomi, e pure intelligente. Invece è come certi studenti, apprende a fatica, a volte ci vogliono maniere forti; poi, una volta imparato, eseguirà per tutta la vita, ma senza sapere il motivo. L’asino, al contrario, e basta guardarlo, s’impegna, s’ingegna, capisce, s’adegua. Il cavallo si lamenta spesso e nitrisce. L’asino non si lamenta mai e raglia. Non lo sentiranno in cielo, ma in quella grotta di Betlemme lui c’era. E ci sarà un perché.

 

6 Risposte a “l’asinello”

  1. marghe Dice:

    è vero,gli asini sono creature meravigliose,molto spesso disprezzate,dagli sciocchi

  2. ubik Dice:

    ovvio che un ciuchino come me sottoscrive e apprezza :-)

  3. Roberto Dice:

    Ho un bellissimo ricordo degli asini: erano il mezzo di locomozione dei miei nonni Giueseppe ed Angelo.
    Nonno Giuseppe era il mitico nonno dell’emigrazione in america nel 1913, della Grande Guerra e della guerra d’Albania (1921 circa, non se ne parla neanche nei libri di storia); riusciva ad essere burbero con tutti (quasi sempre a ragione) ma non con il suo asino. Nonno Angelo invece era il simpaticone del paese, “imboscato” in cavalleria non fece la guerra; aveva un asino intelligentissimo con una particolarità: due nomi, uno feriale e l’altro festivo e l’asino …lo sapeva!
    A parte la divagazione fuori tema sui nonni, gli asini ormai al paese non ci sostituiti da trattori minuscoli maleodoranti e rumorosi. Contestualmente sono sparite anche quelle belle cacche democratiche; provate a pestare una cacca di un asino e di un cane pariolino: scoprirete la differenza!
    Ciao

  4. ubik Dice:

    Lo sai che mi colpisce di voi scandrigliesi? Che siete ricchi di storia dei propri parenti. Ne sono affascinato. Ti starei a sentire raccontare ore. Già alle superiori mi colpiva che a casa tua ci fossero quei quadri e quegli attestati legati alla Prima Guerra Mondiale. Comunque adoro gli asini … chi l’avrebbe mai detto?

  5. Roberto Dice:

    E non ho detto niente del bisnonno Curzio (1848-1932): medaglia per la presa di Porta Pia.

  6. ubik Dice:

    Ecco, vedi? Io continuo a rosicare. Porta Pia, dico Porta Pia mica il Gedila contro il Gargana…

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