Si corricchia, si corricchia. Lunedì dopo una giornata di lavoro, io ed Eva Kant rientriamo a casa e con un certo tempo di anticipo prepariamo cena, zaino, documenti (non si sa mai) e quindi aspettiamo l’ora per andare a prendere il pullman che ci porterà a Napoli e che partirà alle 23:00; come ammazzare un paio di orette senza Otto e Mezzo? Ma con la puntata inaugurale del Grande Fratello. Dopo una mezz’ora stremati e annoiati, ci viene il voltastomaco. Comunque preferiamo uscire qualche minuto prima a gustarci il freddo di questa lunga nottata. Arriva il pullman, sembra vuoto e ci mettiamo a dormire. Durante il tragitto farà altre soste dove raccoglierà altra gente, quasi sempre mamme o nonne che sono state a trovare mariti o figli che lavorano al nord; qualche studente. A Siena fa il pieno e mentre le mie ginocchia lottano contro la plastica dura dei sedili davanti arriviamo a Napoli con un’ora di anticipo. Ma come? I napoletani non erano famosi per la disorganizzazione, la scarsa puntualità, il folclore di certi disservizi? E invece eccoci arrivati alla Stazione Centrale alle 5:40. L’appuntamento al Tribunale Minori è alle 10:30. Leninisticamente ci chiediamo “Che Fare?”. Intanto ci mettiamo alla ricerca di un bar per caffè e cornetto. Tutto chiuso, rapido giro intorno a qualche strada laterale a piazza Garibaldi e scoviamo un bar che sta buttando le paste del giorno prima, però il caffè è buono, di tal Professore. Proseguiamo e incrociamo un altro bar con enormi cornetti. Ne prendo uno alla marmellata che mi stende. Intanto come faccio spesso mi guardo intorno perché sempre curioso delle genti e a quell’ora girano le facce classiche da caffè e sigaretta. Avete presenti quei tipi che ciondoloni, ssi bevono il loro caffè che dura un’eternità (mica come il sottoscritto che lo ingurgita per paura che si freddi o che gli venga portata via la tazzina), insieme alla sigaretta, le chiacchiere con il barista che conoscono da anni, il giornale ancora fresco? Bè sono quelli. Al banco si parlicchia della ‘munnezza’, of course. Anche se per le strade non c’è traccia, solo al ritorno dal treno sarà possibile vedere questo sciagurato spettacolo nei terreni intorno la città.
Ritorniamo in stazione e aspettiamo che almeno faccia giorno per muoverci e girare e avvicinarci al tribunale. Non elenco i disservizi, però ci rifacciamo con il quotidiano e con Diabolik, seduti al Mc Donald della stazione, unico nel suo genere uniforme visto che qui viene pubblicizzato un caffè locale e il bar scalcinato è separato dai banchi dei panini. Ci muoviamo, addentiamo delle brioches e prendiamo qualche caffè, cercando un posto dove rinfrescarci. Una volta in tribunale giriamo intorno a degli appartamenti a due piani che sono il Tribunale stesso. Un solerte funzionario ci fa fare un giro che poi scopriamo evitabile attraversando le due porte dell’atrio dove il funzionario ci ha fatto uscire. Senza indicazioni e cartelli, con un centralino chiuso a chiave: cioè senza nessuno dentro e per corridoi con centraline elettriche divelte (giuro) cerchiamo l’ufficio giusto. Una volta trovato il piano aspettiamo di essere ricevuti dal giudice, tal Ramadan –donna. Attesa vana. Non ci riceverà il giudice, ma un suo collaboratore. Bene, l’importante è essere ricevuti. Si presenta da noi uno spilungone e gentile, con modi vagamente eleganti e rispettosi. Ci invita a seguirlo, ma incrociando un suo collega si scusa e si piazza di fronte a noi per una buona mezz’ora a parlare di quali fatti non so, ignorandoci. Vabbè. Un poco ce lo aspettavamo che forse a Napoli ci saremmo imbattuti in qualche scena stile ‘Mi Manda Picone’. Alla fine ci riceve in unastanzetta insieme ad una ragazza/praticante. Il colloquio è molto sciolto e franco. Più delle altre volte: sarà che siamo abituati oppure sono i modi di quest’uomo, fatto sta che si riesce a fare qualcosa di diverso e utile. Infatti ci viene illustrato nei dettagli e secondo l’interpretazione del Tribunale Minori di Napoli (ricordate che ogni TpM fa per sé?) l’adozione a rischio giuridico è molto ampia perché comprende ogni pratica di adottabilità del minore: ogni adozione al suo inizio è a rischio giuridico, solo quando l’iter è terminato e il minore dichiarato adottabile si è fuori dal rischio giuridico. In pratica ci sta dicendo che i minori fuori dal rischio giuridico sono quelli che terminato l’iter di adottabilità sono ok da questo punto divista e quindi sono molto pochi; se invece si volesse considerare l’adozione fin dall’inizio, quando c’è il rischio che un documento s’inceppi, spunti fuori un genitore o parente, allora i minori sono molti di più. Quindi ci lasciamo convincere e accettiamo di modificare la nostra relazione per i rischi giuridici e possiamo estendere anche per 2 minori, invece di uno. Alla fine è stato istruttivo e utile per quello che vi ho raccontato. Con la solita disincatata franchezza il simpatico giudice ci informa che a Napoli seguono un ordine cronologico per le domande (vi dicevo che ogni TpM funziona in modo autonomo) e ora stanno esaminando quelle del 2005. Non c’è male vero? In franchezza, intendo.
Comunque cotti e frastornati, lievemente contenti ce ne torniamo a Napoli, tentiamo il blitz di un giro turistico e comunque piacevole che invece non ci riesce per la stanchezza. Di fatto ci siamo ridotti a fare una passeggiata per il Rione Sanità e a mangiare qualche crocchetta e friarello in una rosticceria. Decidiamo di anticipare la partenza e in biglietteria, tra un indiano che sta lì da non so quanto tempo e qualcun altro che scavalca la fila, riusciamo a cambiare i nostri biglietti e così imbarcati di corsa su un ES alle 17:00, tra una dormita e l’altra arriviamo a casa. Ci attendono Ulisse e Penelope, consapevoli della sfacchinata. Miagolano poco, qualche carezza e fusa. Poi tutti a ninna.









28 Gennaio 2008 alle 11:56 am |
Scritto da: ubik
Pubblicato il: 27.01.2008 alle 10:52 pm
Ben detto Gad.
@ Micio Alfonso: grazie per le segnalazioni. Davvero interessanti (Sono un fanatico di Stan Lee e fumetti e graphic novel);
@ per Officina Sociale: ma che lavoro fai? il commentatore di blog?
Officina Sociale e filo Spinato sono due associazioni culturali …a breve ONLUS.
Si abbiamo dei blog e tra breve un sito. Ci interessiamo di una molteplicità di argomenti perchè riteniamo i blog un luogo di discussione politica e sociale.
Chi ti scrive è un libero professionista ma, ci sono molte altre realtà umane.
visita questi blog e poi se vuoi lascia una tua opinione Ciao.
filospinato.blog.kataweb.it
amerigorutigliano.wordpress.com
28 Gennaio 2008 alle 1:55 pm |
Il mio era un commento ironico, vista la lunghezza dei tuoi commenti…