Goffredo Fofi sulla via di Damasco

Io a Goffredo Fofi devo molto, moltissimo. In pratica la mia formazione. Molti anni fa (quasi 16) con un amico, dopo aver passeggiato e chiacchierato per le strade di Roma ci infilammo da Feltrinelli a piazza del Popolo, tanto per dare un’occhiata ai libri e invece ce ne uscimmo con diversi numeri di una rivista le cui rese venivano date in omaggio, era Linea d’Ombra. Fu una scoperta rivoluzionaria. Non solo era una bella rivista: seria e ben impaginata, ma ritrovavamo ben spiegate alcune intuizioni e insofferenze che al tempo andavamo maturando: mi ricordo che ci colpì una feroce critica al cinema di Salvatores. Quell’estate io e questo mio amico ce ne andammo felici e dubbiosi a fare i volontari ad una delle prime edizioni di Festambiente e mi ricordo una delle ultime serate: c’era un concerto e tanta gente; ad una bancarella comprai il libro “Non Solo Pane” di Goffredo Fofi –il direttore della rivista. lo iniziai e finii la sera stessa: ero stregato e incazzato. Perché gli argomenti offerti “demolivano” in modo stringente e intelligente tanti piccoli miti che mi ero andato costruendo. Mi arrabbiavo ma ero attratto dai ragionamenti che mi venivano proposti: aperture, possibilità, punti di vista, sollecitazioni.

Finii che mi abbonai a linea d’Ombra, compravo tutti i libri di Fofi: vecchi e nuovi. E intanto il mio mondo si ampliava e il rimando a libri e testi sosteneva meglio alcune mie idee. Linea d’Ombra divenne parte della mia educazione: avevo iniziato a leggere nella mia parte adulta Silone e Kerouac e procedevo scoprendo Camus, Kafka, Weil, Hillesum, Sorensen, Kiergegaard, Carmelo Bene, Vikram Seth, Acheng, Acheebe, Rushdie, Kenzaburo Oe, Roth e tanti altri. Di più: imparavo a decodificare, interpretare. L’impagabile Grazia Cherchi, Mereghetti, Giancarlo Gaeta, Alfonso Belardinelli, Sinibaldi, Gianfranco Bettin, Morreale diventavano utili punti di riferimento e di confronto poi. Praticamente leggevo quasi tutta la rivista e rivedevo qualche mio convincimento, mi appropriavo di altri. Esploravo e mi incuriosivo. Intanto cresceva il rispetto, la stima, l’affetto per alcuni che la rivista la facevano. Ricordo in particolare che ero affascinato e rapito da Grazia Cherchi (gli dedicherò un post): non perdevo mai la sua rubrica su l’Unità “un po’ per celia” dove in poche righe riusciva a incuriosirti di un libro, ad appassionarti ad una lettura. A lei poi si deve uno dei ritratti più affettuosi fatti a Fofi.

È stata come una scuola, anzi meglio della scuola perché quello che ho imparato l’ho imparato solo frequentando e conoscendo quella tradizione e quei riferimenti. Una rivista che è stata capace di educare l’occhio, l’orecchio, la testa. In fondo il nome di questo blog lo devo a quella passione.

Chiusa Linea d’Ombra, Fofi continua a fondare riviste più o meno fortunate (La Terra Vista dalla Luna e attualmente Lo Straniero), continua a intervenire, a operare, ad aiutare. Sempre con grande rigore, con passione, con una forte responsabilità. Con semplicità e umiltà, posso testimoniarlo.

Gli devo molto quindi. E anche oggi che qualche idea l’ho cambiata provo un grande affetto per una persona che considero tra i miei maestri. Tutto questo discorso per segnalarvi che la scorsa settimana a Damasco, la bella trasmissione di RadioTre, Fofi ha raccontato il suo percorso di vita e le letture che lo hanno fin qui accompagnato. È possibile scaricare le puntate ai collegamenti segnalati e vi consiglio di ascoltare prima l’ultima puntata dedicata a Padre Serge di Tolstoj e proseguire con le altre. Vi propongo il ritratto in occasione dei suoi 70 anni fatto da Corrias per Repubblica. Buona lettura e Buon Ascolto.

Le puntate di Fofi a Damasco: qui.

L’articolo di Pino Corrias

Goffredo contro tutti. I settant´anni di Fofi, critico, uomo di riviste e infaticabile polemista.

di Pino Corrias (pubblicato da la Repubblica del 14 aprile 2007)
Da Aldo Capitini agli scioperi in Sicilia con Danilo Dolci. Poi la Torino operaia, il ´68 la Francia e tanto cinema. “Ho avuto l´onore di litigare con Fellini e Moravia, Calvino e Fortini. Ho ecceduto con Scola e Bertolucci”

GUBBIO – Goffredo Fofi compie 70 anni e la frase che gli scalda di più il cuore è ancora quella di Albert Camus: «Mi rivolto, dunque siamo». Dice che in tanti anni ha imparato a fare due cose soltanto, «che probabilmente coincidono», un po´ di pedagogia e le riviste. Non vuole essere considerato un intellettuale e neppure li ama, cita Moliere: «Un intellettuale cretino è molto peggio di un analfabeta cretino». Detesta i politici di sinistra, i partiti di destra, gli assessori alla cultura, i giornalisti, la tv, la piccola borghesia, le università, il lusso, la carne, le automobili, gli specchi, il narcisismo. Adora i treni.
Non ha uno stipendio. Non ha una pensione. Vive in una piccola casa a Roma e ha la disponibilità di una camera da letto a Napoli. Possiede alcune piante di basilico. L´orario dei treni. Un bastone per camminare. Sei macchine per scrivere, di cui tre scassate. Alcune lettere del suo maestro, Aldo Capitini che gli ha insegnato, oltre alla non violenza, l´essenziale sulla realtà: «Io non ci sto»; «Io non accetto». Alcuni bellissimi ricordi delle persone che ha amato di più: Danilo Dolci, Guido Calogero, Elsa Morante, Totò, Ennio Flaiano, Grazia Cherchi, Carmelo Bene, Alex Langer. E poi possiede il resto di molti libri. Il resto di molte polemiche. Il resto di molte amicizie. Dice: «Ho avuto una vita fortunata».
Oggi, che è il giorno del suo compleanno, indosserà, oltre allo sguardo severo e al sorriso circondato da barba bianca, una camicia a scacchi, un gilet, calzoni di lana, sandali, e avrà a tracolla una borsa piena di bozze, qualche poesia, un articolo da consegnare, gli appunti per un convegno, una prefazione da finire, tre libri appena ricevuti, tre libri da regalare. Le bozze sono del prossimo numero della sua rivista Lo Straniero che sta per compiere dieci anni «ed è la cosa importante da leggere che circoli oggi in Italia. Lei lo ha letto l´ultimo numero? Ah, meno male». Le poesie sono di Machado. L´articolo è in morte di Kurt Vonnegut. La prefazione è per una antologia. I tre libri ricevuti e i tre da regalare coincidono: «Basta coi libri, mi hanno stufato», dice tanto per dire, ma senza crederci, a parte la burbanza.
Goffredo Fofi funziona così da mezzo secolo. Esattamente dall´anno 1955, quando appena compiuti i 18 anni si lasciò Gubbio alle spalle per salire sul suo primo treno solitario («c´ero stato tre volte soltanto e sempre con mio padre») scendere nella Sicilia della fame e della siccità, approdare alla comunità di Danilo Dolci per organizzare gli scioperi al rovescio. «Consistevano, per esempio, nell´asfaltare una strada bianca con un gruppo di disoccupati. E rivendicare il diritto al lavoro». I carabinieri gli firmano il foglio di via che è ancora un provvedimento da Ventennio fascista, ma a rileggere oggi l´accusa è anche il viatico della sua intera vita: «Per avere insegnato senza percepire stipendio». Lucio Lombardo Radice scrive in sua difesa un editoriale sulla prima pagina dell´Unità: «Delitto d´alfabeto». E lui stesso detta il suo primo articolo pubblicato sul Nuovo Corriere di Romano Bilenchi: «Era siglato g.f. Lo lessi emozionantissimo, parlava di lotte rurali e di miseria nera. Ma lo lessi in treno, perché il mondo stava cambiando».
Il treno corre a Torino dove è la nebbia a spaventarlo, «non l´avevo mai vista», dove il latifondo ha le ciminiere di Mirafiori, il capitalismo si vede, si vedono le lotte operaie, gli scontri di piazza, il volantinaggio ai cancelli, il tempo che corre a cottimo e gli accessi dei bar del centro con i cartelli «Proibito ai cani e ai meridionali».
A Torino c´è tutto da fare: scioperi, cineforum, corsi di italiano per gli immigrati che parlano solo dialetto. In prospettiva la Rivoluzione, certo. Nell´immediato le riviste. Cominciando da quelle che ci sono Il Ponte, Nord e Sud, Nuovi Argomenti. Naturalmente i Quaderni Rossi di Raniero Panzieri, dove si declina “il marxismo scientifico”. E poi Il giornale dei genitori appena fondato da Ada Gobetti, Il nuovo spettatore cinematografico, con Gianni Rondolino, le inchieste sul campo da ciclostilare. Racconta: «Un´estate la passai girando in treno e a piedi per la Val d´Aosta con la mia amica Giorgina Vicquery, maestra elementare, a intervistare i ragazzini pastori affittati nel Sud e spostati di mille chilometri, per quattro mesi all´anno, nella solitudine dei pascoli alti delle Alpi».
Poi arriva il boom, il primissimo consumismo, gli anni che Pier Paolo Pasolini chiama “della grande mutazione”, la rivoluzione dei costumi, l´omologazione del linguaggio, fino al fatidico 1968. Per Fofi con una parentesi francese, addirittura parigina, padre, madre e fratelli emigrati nella grande banlieau operaia, lui in un sottotetto del Quartiere latino, con i cineclub notturni, il bianco e nero della Nouvelle Vague, la scoperta di Jean Luc Godard («che sarà pure stato presuntuoso e antipatico, ma ha cambiato il cinema»), le lezioni alla Sorbona di Roland Barthes e di Michel Foucault.
Incontri da tramandare. Fili da intrecciare con altri fili. I chilometri ferroviari di Goffredo Fofi si moltiplicano da allora, maestro e agitatore itinerante, che tiene insieme in un perpetuo Torino-Venezia-Milano-Roma-Bari-Napoli-Palermo-Cagliari, quattro decenni di riviste, dai Quaderni Piacentini, fondati con Grazia Cherchi e Piergiorgio Belloccio (Anni Sessanta), a Ombre Rosse (nei Settanta), a Linea d´Ombra (Anni Ottanta). Poi Il piccione viaggiatore, poi Dove sta Zazà, poi La Terra vista dalla Luna, e adesso Lo Straniero. Tutto con telefonate implacabili ai collaboratori («gratuiti, ci mancherebbe»), il lavoro notturno, il traffico postale di bozze, traduzioni, saggi, racconti.
E naturalmente memorabili battaglie, memorabili litigi. «Ho avuto l´onore – dice – di litigare quasi con tutti e di fare pace con molti. Da Fellini a Moravia. Da Calvino a Fortini». Oggi non saprebbe più con chi litigare: «Con Serena Dandini? Con l´orribile buonismo di Roberto Benigni?». Ammette gli eccessi di certi furori, specialmente nel cinema. «Troppi contro i Taviani, contro Scola, contro Bertolucci». Ma rivendica «l´urgenza di quel dire e disdire» di quel suo «stare sulle barricate». Dice: «Mi sono sbagliato su molti, per esempio ho capito tardi la grandezza di Oreste del Buono e di Carlo Levi. Le intuizioni di Pasolini che erano giuste anche quando a me sembravano reazionarie». Aggiunge: «Ma non mi sono sbagliato a diffidare di Togliatti ai tempi di Togliatti e di Veltroni ai tempi di Veltroni. Di avere detto in anticipo che anche nelle organizzazioni extraparlamentari ci si addestrava al potere e alla violenza. Non mi sono sbagliato a stare con le minoranze ereticali. Con i sommersi come Victor Serge in fuga dai sicari stalinisti, o come Don Milani in esilio».
Il suo Capire con il cinema ha influenzato lo sguardo di migliaia di ragazzi. Dalla maschera di Totò ha estratto l´epopea della cultura popolare e della faccia di Alberto Sordi un pezzo della storia italiana. Si è misurato con le nuove generazioni di scrittori e di registi. Anche se ama sempre di più i vecchi come Rigoni Stern e Olmi. Ha molto stroncato e molto amato. Talvolta contemporaneamente come con Nanni Moretti o Alessandro Baricco. Ma ha anche molto insegnato. Specialmente a leggere, lui che ha sempre letto tutto: da Schopenauer ai fumetti di Art Spiegelman, dalla critica d´arte di Roberto Longhi, ai mondi paralleli di Phip K. Dick.
Goffredo Fofi considera il pessimismo «una forma più seria d´amore». E anche per questo ama seriamente la vita che coincide con il suo viaggio di straordinario organizzatore culturale per trattenere le storie, le persone, quasi mai le cose. Ha regalato la gran parte delle sue migliaia di libri alla Cineteca di Città del Messico e a una biblioteca del Salento. Ma intanto non smette di raccogliere, scrivere, riassumere. A breve concluderà la sua Avventurosa storia del cinema italiano, in cinque volumi, per la Cineteca di Bologna. E neppure smette di stupire con il suo sguardo eccentrico: «In questo detestabile presente è più vitale l´orrore berlusconiano che almeno ci tiene svegli, del soporifero conformismo di sinistra».
Si sente libero: «Non ho vanità. Non ho lauree. Non ho posti da difendere». E in permanente ritardo «a costruire reti, insegnare un po´ di poesia e a ribellarsi alla poesia». Tra il milione di giudizi scritti il più bello è l´elogio di Henrich Böll: «Mi piace perché è lo scrittore del Novecento che nei suoi libri usa più spesso la parola pane». Le radici di Fofi stanno sempre lì. Le innaffia a ogni arrivo, a ogni partenza. Come fa con il basilico.

8 Risposte a “Goffredo Fofi sulla via di Damasco”

  1. Umberto Dice:

    Desideravo esprimere il mio consenso e i sinceri complimenti per il profilo di Goffredo Fofi che ho trovato per caso nel tuo blog vagando in rete. E’ scritto benissimo e veritiero.
    Anch’ io ho avuto un’ esperienza simile, che tu racconti con civiltà, e grande sensibilità. Anch’ io ho avuto sino dal 1968 ( ho sessanta’ anni!!) questo rapporto personale con gli scritti di Goffredo Fofi, ma soprattutto con la sua personalità viva, provocatoria e fuori dagli schemi precostituiti. Mi ha fatto spesso arrabbiare per le sue posizioni politiche, io sono stato un comunista, militante del Pci per trent’anni, e i commenti di Goffredo Fofi nel corso degli anni sul Pci erano feroci. spietati. Eppure, ho dovuto sempre riconoscere che anche nelle sue posizioni più radicali e apocalittiche c’ erano verità, rigore e amore.
    Finisco con una notazione ironica e un po’ melanconica come il tuo scritto ( bello, te lo confermo). Mi è capitato alla mia età di scrivere un libretto, dedicato ad un figlio in disagio, che scriveva poesie e storie. Il caso ha voluto che l’editore ha chiamato a presentarlo proprio Fofi: ne ha parlato bene, ma sopratutto si è rivolto con cortesia e umanità a mio figlio. la mia emozione e la mai gratidutine non dichiarata è stata enorme.
    L’ umanità di Goffredo traspare anche dal suo legame intenso con la riflessione religiosa del nsotro secolo ( da Simone Weil a Etty Hillesum), che affascina anche me e tanti amici.Ho smozzicato poche parole di ringraziamento e poi sono andato via emozionato senza riuscire a confessargli che ero ancora comunista !!!! libertario, non dogmatico, non staliniano, ma ancora legato a quell’ utopia, che invece lo ha fatto cosi arrabbiare su Linea d’ ombra e poi sullo Straniero.
    Grazie, caro amico, mi hai dato l’ occasione per ripensare a quell’ episodio e di rivolgere un pensiero grato ad un maestro, che non ha mai voluto esserlo. Ciao, Umberto

  2. ubik Dice:

    Grazie mille Umberto per i complimenti e le belle parole. Mi incuriosisce il libro dedicato a tuo figlio. E’ possibile reperirlo in libreria? Potresti darmi indicazioni del titolo ed editore? Spero che tu legga la mia risposta e grazie di cuore per il tuo commento: uno dei più belli ricevuti su questo blog

  3. Umberto Dice:

    I complimenti – su un tema come questo!!!- erano del tutto veritieri. Ne ho anche consigliato la visita ad un paio di amici! Il titolo che mi chiedi è: ” Non avevo le parole” ( Città Aperta) e lo trovi ancora nelle Feltrinelli. Se ti va di curiosare, ti posso dire questo: ho aiutato mio figlio ad aprire un blog in cui vuole continuare a raccontare a suo modo prezzi della sua esperienza, presenti in quel libro. Lo sta riempiendo di suoi contenuti, e lo trovi all’indirizzo: http://nonavevoleparole.blogspot.com/
    Ciao, Umberto
    PS. Per tutti i seguaci di Fofi, una notizia!!!! E’ uscito l’ ultimo numero dello Straniero, bello e ricco di suggestioni…. Da leggere

  4. ubik Dice:

    Grazie Umberto,
    per tutte e tre le segnalazioni (libro, blog e Lo Straniero).
    Il vostro blog sarà nell’elenco dei miei blog amici e ovviamente mi cercherò il libro.
    Visto che ci sono: collaboro con una rivista che si chiama Una Città ed è un mensile di interviste di cultura politica e buone pratiche (www.unacitta.it). E una volta letto il libro mi piacerebbe fare una chiacchierata/intervista. Il sito segnalato sembra un pò vecchiotto e presto verrà aggiornato. E a questo indirizzo mail: puoi mandarmi il tuo indirizzo così da inviarvi qualche copia della rivista in modo che possiate farvi un’idea e considerare se vi fa piacere.
    Buona giornata :-)

  5. giampiero forcesi Dice:

    Ho scritto Goffredo Fofi su google per la curiosità che mi ha mosso la lettura della bella intervista di Fofi a Oreste Pivetta pubblicata di recente da Laterza. La stavo leggendo e, parlandone a un amico, giorni fa, lui se l’è fatta regalare. Devo ricomprarla per finirla di leggere! Le pagine che ho letto mi hanno davvero emozionato. Di lui sapevo poco. Qualche articolo, credo sul Sole 24 ore. Qualche numero di Linea d’Ombra e di La terra vista dalla luna. Letture molto sporadiche. Poi il ricordo di Quaderni piacentini (ho sessant’anni). Ma non ero mai entrato dentro questi percorsi… La stessa forte impressione, di intelligenza, di passione civile, di andare oltre la superficialità di tanti dibattiti politico-intellettuali, che mi ha dato leggere la sua intervista a Pivetta, me l’ha data, mesi fa, in libreria, sfogliare (e poi comprare) Lo Straniero. Mi è parsa una rivista eccezionale. La migliore che vedessi da molto tempo. Anche se poi non mi sono abbonato, nè l’ho cercata di nuovo in libreria. Ma lo farò.
    E grazie per questo bell’articolo, del 2007, che ho letto oggi, due anni dopo. Asciutto. partecipe, schietto.
    Giampiero Forcesi

  6. ubik Dice:

    Ciao Giampiero,
    grazie per il bel commento. Io invece sono uno sfegatato sostenitore di Fofi e negli ultimi 15 anni mi sono letto e seguito più o meno tutto quello che ha scritto e fatto. Forse per questa “saturazione” per un certo tempo e a volte ho sentito che alcuni giudizi erano troppo netti e forse ingiusti. Ma allla lunga il tempo ha dato ragione alle cose così come le denuncia il nostro.
    Il libro è in cima nei miei prossimi acquisti e ovviamente non vedo l’ora di “tuffarmici”. Anche a me Lo Straniero piace, ma per essere sinceri: Linea d’Ombra era una spanna sopra. Anche La Terra Vista Dalla Luna (rivista non capita e che non riesco ancora a capire il perchè non sia andata bene…secondo me era l’editore che era sbagliato: Donzelli).
    detto ciò Lo Straniero rimane una delle poche da leggere e seguire…insieme a Una Città :-)
    A presto e alla prossima.
    PS: sti Quaderni Piacentini se li ricordano tutti, e ogni tanto conosco qualcuno che mi tira fuori dal classico armadio la sua raccolta ancora conservata (di mio comprai tempo fa un’antologia uscita per Minimum Fax).

  7. annamaria Dice:

    non posso inviare un commento ora.Prima devo leggere.Non conoscevo Fofi,ho ascoltato Fofi su “Faccia a faccia” rai 3 ore 10,15 del 20/10/09,cioè ora.L’ho ascoltato perchè mi sto accorciando un paio di pantaloni,acquistati sulle bancarelle del mercato per € 3,00.A causa del mio ingrassamento per motivi di età,73 anni,nessun pantalone mi si confà. Forse è arrivata la mia ora relativamente alla “via di Damasco”,cioè folgorazione.Scriverò dopo aver letto
    cordiali saluti
    Annamaria

  8. ubik Dice:

    Salve Annamaria. E benvenuta. Aspetto un tuo commento. Intanto ho ricevuto la bella notizia che Goffredo è a Faccia a Faccia, ora me lo vado ad ascoltare in podcast.
    A presto. E buon rammendo…
    :-)

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