
Alcune notti fa è successa una cosa emozionante. Mi capita di vedere alle volte (vista l’ora nottambula) La 25° Ora che è un programma interessante su LA7 dedicato al cinema italiano emergente o comunque poco visto, dedicando gli attenzione e trasmettendo i lavori o i documentari, narrazioni e sperimentazioni di tanti artigiani più o meno interessanti. Ebbene inizio a vedere questo piccolo film che avevo perso e che racconta le disavventure ironiche e grottesche di un obiettore di coscienza in un centro/comunità per portatori di handicap. Sonnecchio, guardo, mi interesso alla presentazioni e alla intervista al regista e allo sceneggiatore. Quando inizia il film invece vengo rapito e rimango a bocca aperta. Infatti tra i protagonisti trovo tanti ragazzi che ho conosciuto quando facevo volontariato alla Comunità di Capodarco durante gli anni romani. Li ritrovo immutati e cresciuti. Sono loro e rimango di stucco. È stata una sorpresa grandissima. E piacevole. Infatti sono stati anni molto avventurosi ed è stato lì che ho incontrato, conosciuto, amato quella persona che oggi chiamo affettuosamente Eva Kant, che all’epoca “tirocinava” come psi. Ci siamo conosciuti lì con quelle persone e anzi aggiungo che una terza persona ci è rimasta attaccata addosso come una seconda pelle ed è la nostra amica che ci visita come Edda Gaber. Ti ricordi vero, Edda? Eravamo il terzetto che partecipava al laboratorio teatrale (Edda lo conduceva e noi aiutavamo per dire la verità) insieme ai ragazzi mettendo in scena il primo anno “i pettegolezzi delle donne” di Goldoni e il secondo anno fu strepitoso il lavoro su Beckett.
Devo dire che il film ha molti pregi perché rende bene l’idea –senza prendersi troppo sul serio- di tutti i casini, i piaceri, ma anche le scocciature e le disfunzioni minime a cui si vai incontro: il pulmino scassato che parte a spinta (parola dell’autista: il sottoscritto), le piccole maldicenze, qualche cattiveria, le pipì e le cacche: anzi c’è una straordinaria sequenza a questo proposito con un ragazzo canterino che conoscevamo benissimo anche come lenza. Molta umanità, dolore e voglia di essere amati. Insomma tutto questo nel film c’è (certo ha molti difetti, ma sono assolutamente da perdonare) e mi colpisce anche la caricatura di certi capi decisamente ottusi e come tali giustamente rappresentati.
Mi ricordo che passavamo pomeriggi interi a ridere piegati in due mentre lavoravamo in un oscuro scantinato foderato di nero, ma certi personaggi assolutamente felliniani rinfrancavano dalla durezza che ognuno di noi si portava dentro con vari gradi e intensità e che ignoravamo. Poi si tornava un po’ esausti: il 664 e poi la metro. Un tragitto passato a chiacchierare, indovinate di cosa? Libri, film, radio. Come adesso. Ma eravamo più giovani e noi tre non sapevamo veramente cosa aveva il futuro per noi: tante gioie è vero, ma non poche sono state le difficoltà e forse a noi tre ci ha tenuto su quella ostinazione e grinta che mettevamo sia per sbloccare i sentimenti e i gesti di quelle persone che nel far partire uno scassato pulmino. Che tempi quei tempi.









20 Gennaio 2009 alle 11:28 pm |
..io ancora non ho avuto modo di vedere il film!! spero in e-mule!!!
C’ero anch’io al laboratorio teatrale per la preparazione di Beckett e Goldoni!! facevo la tirocinante educatrice!! un’esperienza memorabile!! insieme ad un mio compagno di corso, Davide. Ma che sei tu che scrivi??? Il pulmino l’ho guidato più volte anche io… veramente un’ odissea e le carrozzne dietro che non si fermavano mai?? che ad ogni curva o dosso delle statuario c’era il rischio di perdere qualcuno????
che bell’esprienza però!
un abbraccio, chiunque tu sia
21 Gennaio 2009 alle 11:10 pm |
Sono Luciano e con me c’era Monica e Anna, oggi ne abbiamo parlato e alla fine, incredibile ma vero ci siamo ricordati di te, io per la verità un pò vagamente. Comunque è fantastico ritrovare persone così in questo oceano sterminato di blog, persone, contatti…lo dico? Carramba…ecco l’ho detto. Come stai? Tutto bene? Di noi puoi leggerti tutto il blog con pazienza :-) Abbraccioni