la serie Z di rifognazione

Ho lo stampo del moralista e ho sempre pensato che stare a sinistra significasse battersi per un futuro migliore, eliminare le ingiustizie e aspirare -in modo ideale e non rassegnato- verso situazioni dove il Vero, il Bello e il Giusto non fossero mortificati o annientati. Ma credo che sono molte le cose che mi sfuggono e sono ancora di più le cose che mi allontanano dalla cultura e dal retroterra di Rifognazione. Non è tanto per alcune delle battaglie condotte, quanto per il retroterra modaiolo e “fighetto” che oltre a grossolane sviste si alimenta per un amore per la serie Z e per quello che di squallido e di brutto esprimono tendenze che con molta fatica possono considerarsi “culturali”. L’esempio che meglio di ogni discorso racchiude il mio disgusto è la pagina che Liberazione il 1 novembre 2007 ha dedicato all’evento berlinese del “Cum2Cut”, desolante rassegna del Indie Porn Short Movies. L’invito è quello di leggervi per intero l’articolo che vi propongo di seguito e scommetto che rimarrete s-t-u-p-i-t-i (i grassetti e i corsivi sono miei, così da evidenziare le demenzialità). Che avvilimento. Aggiungo e chiudo che una volta codesti si chiamavano “pipparoli”. Buona Lettura.

da Liberazione del 1 novembre 2007- Francesco Warbear Macarone Palmieri

CUM2CUT INDIE-PORN SHORT MOVIES TUTTI I VIDEO DELLA COMPETIZIONE 2007

A Berlino anche la seconda edizione del “Cum2cut. Indie-porn short movies competition”, la porno competizione per aspiranti registi e video-maker inaugurata alla mezzanotte del 20 ottobre al Velvet in Varschawerstrasse e terminata alla stessa ora di quattro giorni dopo in un altro locale di Kreuzberg, il L.U.X . In mezzo la maratona di quattro giorni che ha visto artisti, registi, dj e attori di calibro internazionale, partecipare al festival ideato da Gaia Novati e Tatiana Bazzichelli. Suggestivo il titolo della competizione: «venire, avere un orgasmo, per editare un video». Obiettivo: produrre un filmato di cinque minuti con l’obbligo di mostrare la mappa della città; pronunciare o scrivere la frase «I used to have such a good immagination»; inserire il simbolo @ e il rumore di uno schiaffo; registrare sotto licenza Creative Commons la colonna sonora. Risultato? Una partecipazione raddoppiata rispetto alla prima edizione, una produzione di video che ha risposto in maniera vivace alle diverse e fantasiose sottocategorie del genere. Sul podio un corto della sezione “christian porn” dal contenuto dissacrante: un ragazzo gay vestito in drag viene accolto in una chiesa e benedetto dal prete officiante con il “pissing” al posto dell’acquasanta, invitato a mangiare il corpo di Cristo, assaggia una ragazza in drag “crocifissa” invece dell’ostia. Secondi a pari merito un “socialist porn” e un “horror college porno”, “pop-star prono” invece il terzo classificato. I premi ben rappresentano il nesso tra produzione indipendente, immaginario pornografico sperimentale e attivismo queer: una scatola di sex-toy, ingressi omaggio per la prima berlinese del noto pornografo underground Bruce LaBruce, un buono di 50 euro spendibili in “Tele-Komunisten”, software per chiamare in tutto il mondo con cellulare. “Cum2cut” ha raggiunto fama europea ed è stato riproposto nel maggio scorso al Fuck di Varsavia, in giugno al Queer Festival di Copenhagen e all’International Trans-Hackmeeting di Oslo. Arriverà anche all’Horus di Roma il primo dicembre prossimo.

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Il porno come terreno di conflitto?
Provare per credere

Quattro giorni di festival a Berlino, con film e dibattiti per una produzione che intreccia corpi, identità, sessualità, teoria.
L’appuntamento, chiuso domenica, propone un immaginario per ridefinire ruoli e andare oltre i tabù che ci portiamo dentro

Alla sua seconda edizione, il Berlin Porn Film Festival è un rizoma prodotto da Jurgen Bruning (produttore del famoso regista queer Bruce Labruce e fondatore della “Cazzo Film“) che annualmente si espande ad ottobre in cinque giorni di visioni, fluidi, membra e politiche dei corpi nel tessuto delle produzioni cinematografiche, nell’accademia, nell’arte contemporanea, nell’attivismo e nell’ entertainment . Il suo letto è Berlino ed i suoi intrecci evidenziano il carattere poliedrico della metropoli su scala mondiale. La struttura del festival si poggia su due cinema (Kant Kino e Eiszeit), su una galleria d´arte (Tristesse Galerie) e su un club per gli eventi notturni (L.U.X.). La partecipazione vede figure chiave di una panorama pornografico che si è spinto talmente oltre da avere una vera e propria disciplina – “porn studies” – con tanto di storia.
La pornografia, specialmente nella tarda era digitale, ha avuto tre momenti specifici che sono stati ben focalizzati attorno a delle boe di contenuto. Il Primo è “Real core” quel circuito di yahoogroup e gruppi di discussione in senso lato che è basato su autoproduzione e scambio di materiale pornografico senza un’etica d.i.y (do it yourself n.d.r. ). Sergio Messina, ideatore di tale concetto, è stato uno dei partecipanti a festival di Berlino con una discussione “video” che ne traccia le coordinate. Il secondo momento è l’”Indie porn”: porno indipendente con un’etica d.i.y, basato sul tema dell’autodeterminazione attraverso il sexworking. Questo è un porno di matrice femminista e queer, che nasce con un fenomeno di massa che è la rete delle “Suicide girl” ed esplode in un processo continuo come le esperienze di Degenevieve, Walking Vixen, Girls Who Like Porno, produzioni e gruppi come Hysterie Prod.
Audacia Ray, uno dei punti di riferimento analitici per questo mondo con il suo magazine $pread , ha partecipato al festival con la proiezione di The big apple . Il film narra la storia di Simone Valentino, una giovane ricercatrice avventuratasi nelle strade di New York per studiare il comportamento di un gruppo di bisessuali. Il loro punto di riferimento è la Fuck House. Nell’assistere alle sessioni, Simone si rende conto che, non solo è eccitata sessualmente dal suo lavoro, ma che i suoi più intimi desideri sono scatenati dalle azioni gay. In un anno di proiezioni nei festival di tutto il mondo il film è diventato un documento molto importante, ed ha vinto il premio “Hottest bisexual sex scene” ai Feminist porn awards del 2007 di Toronto. Audacia Ray ha partecipato anche dibattito “Good porn for good girls”,insieme ad altre registe come Erika Lust, Julia Ostertag, Ovidie e Petra Joy. The big apple discende da un film culto, presentato al festival, di Matxeger The opening of misty beethoven (‘76).
L’intreccio tra porno e politica dei corpi è stato chiaro fin dall’inagurazione delle giornate berlinesi con 5 sex rooms und eine küche di Eva C. Heldmann. Presentato in prima mondiale, il documentario sulle sex worker di Francoforte testimonia l’umanità, la dolcezza, il divertimento, le frustrazioni e l’ironia del loro quotidiano che si muove intorno alla cucina della casa chiusa, dove le donne rispondono alle chiamate telefoniche. Con colori acidi e riprese delle scarpe enormi con tacchi a spillo e zeppe, squilli di cellulare e sigarette, il film è una sottile e dolce testimonianza di vite invisibili e del loro lavoro di carattere psicoanalitico con i clienti.
Molti i momenti di dibattito e confronto. Secondo Florian Cramer non può esserci nessun porno sovversivo se non gioca con i tabù e il potere. Critiche riprese da Terre Thaemlitz quando parla della crisi della rappresentazione dei modelli transessuali nella pornografia e da Adam Zaretsky, sociologo e tecnobiologo che riflette sul rapporto tra corpi, mutazioni genetiche e rappresentazioni pornografiche. Tutti temi che si trovano nel volume, presentato a Berlino, The net porn studies reader , a cura di Pasquinelli, Jakobs e Jansen, con gli atti di due anni del convegno “Net porn” di Amsterdam.
Nel fermento del festival non poteva mancare un posto d’onore per la teoria queer, a partire dalla presentazione video di Tim Stüttgen e Elisa Steinbock del Pandrogeny Manifesto di Dionysos Andronis & Aldo Lee, alla base del quale si sviluppa l’azione del famoso perfomer e fondatore del movimento industrial, Genesis P. Orridge: cancella le opposizioni di genere e crea un corpo unico attraverso un cut up chirurgico con la donna che ama. Altri momenti che hanno toccato il sublime della pornografia sono Zoo di R.Devor, Ave.X di J. Gallant e la discussione “Rappresentazioni dei tabù sociali e politici nella pornografia. Il Medio Oriente come caso di studio” a cura di Maya Ne’emani e Liad Kantorowicz. Zoo scava a fondo nelle zone liminali della mente e nei tabù della cultura occidentale. Il tema è la zoofilia e il suo sviluppo cinematografico è altamente critico, poetico e sensibile. Il film narra la storia di un businessman i cui segreti sessuali lo portano alla morte e di come la campagna mediatica sveli in modo sensazionalista e distruttivo un mondo nascosto di zoofili amanti di cavalli, mettendo in scena la separazione tra ciò che siamo e le nostra performance sociali. Ave.X , ambientato in futuro di stampo orwelliano originariamente chiamato Usa, narra la storia di porno dissidenti libertari e dei loro attacchi contro la produzione pornografica governativa che opprime le masse per la libertà d’espressione e per scatenare il potere rivoluzionario della sensualità. La discussione, messa in atto dalle teoriche e sex worker di Maya Ne’emani e Liad Kantorowicz, fotografa le meccaniche che intercorrono tra rappresentazione dei tabù sessuali, i loro contesti socio politici di riferimento e il rapporto tra desiderio e senso di crisi. In Pornography, the musical di B. Hill, una ex pornoattrice quarantenne rientra nel business e accompagna l’audience in piaceri e dissonanze dell’industria pornografica inglese attraverso la musica.
Anche quest’anno il bilancio del festival è di alta qualità. Per gli studiosi, gli addetti ai lavori, ma anche per chi ha dei pregiudizi su un ambito molto variegato, che va dalla produzione più commerciale a una produzione e autoproduzione di rottura, sperimentazione, ricerca di una nuova sessualità. Il dibattito è aperto anche da noi. Ma sicuramente l’immagine che viene da Berlino è di grande vitalità: un’oceano di riflessioni e pratiche che portano la pornografia ad essere uno spazio denso e stimolante per segmentare i fili invisibili che intrecciano le identità contemporanee e i rapporti di potere che le sagomano. E’ un modo molto diretto di dire quanto sessualità, normazione, identità e autorappresentazione siano una delle sfide più alte all’omologazione e alla cancellazione delle differenze. E’ un terreno di sfida non facile. La produzione queer vista al festival di Berlino ci dice che è possibile e che la scelta dell’immaginario porno, su un confine che è stato storicamente definito sulla sessualità dei maschi etero, può darci strumenti, immagini e immaginari condivisibili e ancora prima godibili da un pubblico di spettatori e di spettatrici critici rispetto all’eterosessualità imposta. La pornografia come terreno di conflitto? Provate per credere.

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