vedere/non vedere 4

 

Ancora un elenco di film che, secondo me, vanno visti o evitati. Le brevi schede dei soliti Filippo Mazzarella e Alberto Pezzotta sono –come sempre molto gustose anche quando non mi trovano d’accordo. Dal ViviMilano.

VEDERE

The Bourne Ultimatum di Paul Greengrass. Con Matt Damon. (115 min.). Il migliore dei film sull’ex agente Cia. Sarà perché lo sceneggiatore Tony Gilroy («Michael Clayton») fiuta l’aria e denuncia l’America di Bush. O perché Damon, per quanto indistruttibile, è un po’ meno Terminator. Al quarto inseguimento si vorrebbe solo un po’ di tregua. (a.p.) PER JAMESBONDIANI

Aggiungo: sembra che non ci sia tregua nel montaggio e nell’azione, mi dicono che si respira solo a 10 minuti dalla fine.

I viceré di Roberto Faenza. Con Lando Buzzanca (121 min.). Del romanzo di De Roberto (1894) non rimane molto, se non il tema pre-gattopardesco del trasformismo. Faenza vorrebbe caricarlo di confuse allusioni al presente. Ma ha la meglio un sontuoso spettacolo tradizionale, dove Buzzanca, dispotico e superstizioso, trova il ruolo della sua vita. (a.p.) PER TELEVISIVI

Aggiungo: io andrei a vederlo solo per vedere Lando Buzzanca, un attore nevrotico che però mi incuriosisce.

Angel di François Ozon. Con Romola Garai. (115 minuti). La Garai (vedi anche il suo ruolo in «Espiazione») come nuova Bette Davis? Ozon ci crede, e le confeziona un mélo girato in perfetto stile anni Quaranta. La vita di una scrittrice mediocre e possessiva travolta dalla grande guerra diventa una parabola sulla necessità di essere fedeli ai propri sogni, per quanto effimeri. Ed è lecita ogni lettura che privilegi le ragioni della diversità. (a.p.) PER CINEFILI

Aggiungo: mi interessano le figure “mediocri e possessive”, soprattutto se hanno velleità artistiche e frustazioni che poi sfogano sul prossimo. Mi sembra che sia una cosa molto comune nella quale mi imbatto spesso.

Elizabeth: The Golden Age di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Clive Owen (114 min.) 1585: la regina Elisabetta, vergine e protestante, si innamora di un pirata; e combatte, novella Giovanna d’Arco, contro Filippo II di Spagna. Un regista di Bollywood celebra l’impero britannico con kitsch e opulenza. E senza troppi scrupoli storici: i cattolici, fanatici e minacciosi, vengono dipinti come gli islamici dell’epoca. (a.p.) PER ANGLOFILI

Aggiungo: la stroncatura mi consiglia di evitare, ma adoro i film in costume perché mi immergo nella visione di come ci si vestiva, di cosa si mangiava; perché mi piacciono le battaglie e le guerre antiche. Poi devo dire che mi piace molto Cate Blanchett. Quindi mi sa che sprofonderò nella poltrona, conscio di buttare soldi. Ma non posso farne a meno.

Giorni e nuvole di Silvio Soldini. Con Antonio Albanese (110 min.). Genova: un borghese perde il lavoro e si degrada a pony express, rischiando di perdere la moglie. Più tragedia che commedia: Albanese non sorride mai, e Soldini racconta la vita vera, dove i sentimenti fanno i conti con i soldi, senza ammorbidire le durezze. Il finale si affida al sublime di un affresco: la poesia è l’unica via di fuga da un’Italia orrida. (a.p.) PER REALISTI

Aggiungo: so che molti miei amici che hanno il palato fine storceranno il naso per un film che in modo programmatico affronta un tema “sociale”. Consapevole che in Italia i film di questo genere peccano sempre nella sceneggiatura andrò comunque a vederlo perché: 1) adoro e stravedo per Margherita Buy (evitare sghignazzi, grazie); 2) la poesia in questo momento e la grazia e l’unità degli affetti (ebbene sì: W la coppia e le tradizioni migliori) possono aiutare se non salvare; 3) l’anima sociale e militante del sottoscritto non si lascia sfuggire un film così.

La giusta distanza di Carlo Mazzacurati. Con Valentina Lodovini (110 min.). Nella provincia veneta l’arrivo di una maestra scatena tensioni sessuali e razziali. Finché ci scappa il morto, l’affresco è polifonico, sinuoso e aggiornato. Poi prevale la voglia di quadrare i conti, emblematica di un Paese che non sa più affrontare l’irrazionale. E le regole del giallo sono gestite in stile «Chi l’ha visto?». (a.p.) PER POLITICALLY CORRECT

Aggiungo: per me Mazzacurati sa raccontare le tensioni e gli intrecci che si creano tra gli immigrati e noi. La trilogia degli immigrati dell’est (il bellissimo Un’altra Vita, il Toro e Vesna va veloce) con in più Notte Italiana (il più bel film sugli anni ’80, girato nei medesimi anni) sono belli. Una autentica sòla l’Amore Ritrovato. Però poi è regista di alcuni ritratti fantastici, come quello dedicato a Mario Rigoni Stern. Finisce che andrò a vedere il film, così da impegnare il cervello per capire cosa non funziona in questo film che mi sembra sia stato bistrattato da alcuni miei amici di cui mi fido.

In questo mondo libero… di Ken Loach. Con Kierston Wareing (96 min.). Londra: Angie, una single licenziata e combattiva, mette in piedi un’agenzia di lavoro interinale illegale, dove piazza immigrati. Nel mondo del libero mercato è facile che gli sfruttati diventino sfruttatori. Ken Loach è più vivace che mai: non si ripete, abbandona il populismo caciarone, alterna empatia e condanna. Senza prediche e soluzioni. (a.p.) PER IMPEGNATI

Aggiungo: una piccola considerazione su Ken Loach. Secondo me azzecca tutti quei film dove i protagonisti sono dei poveri cristi (LarryBird, LarryBird, Piovono Pietre, Riff Raff, My Name is Joe) e sbaglia completamente tutti quelli che hanno pretese di raccontare le vicende storiche come le rivoluzioni, il terrorismo…Eva Kant ha già visto questo film e se non ricordo male si è pure addormentata. A me incuriosisce, sempre per quel sentimento militante di cui dicevo prima.

Michael Clayton di Tony Gilroy. Con George Clooney (125 min.). Un film civile come si fa oggi: all’inizio si brancola nel buio, poi si mescolano i generi per raccontare la redenzione di un ex pm, abituato al lavoro sporco. Un solido spettacolo che esalta lo spirito americano: la denuncia non è una questione politica, ma il frutto di presa di coscienza quasi mistica. (a.p.) PER IDEALISTI


Aggiungo: è il classico film che mi piace andare a vedere per riposare e per gustare noccioline. Mi piacciono i legal thriller al cinema, li detesto nei romanzi. E poi: gli americani questo genere di cose le sanno raccontare che è un piacere.

Ratatouille di Brad Bird (117 min.). Sotto la guida occulta di un topo chef, lo sguattero di un ristorante parigino si finge cuoco e attira l’attenzione di un tetro recensore. Nuovo capolavoro Pixar: una lezione di gusto. Bizzarra variazione di Cyrano e riflessione sul digitale come linguaggio ultimo del cinema più nuovo e libero, che diverte i piccoli e bacchetta la critica. (f.m.) PER BUONGUSTAI

ggiungo: vedi post.

Stardust di Matthew Vaughn. Con Claire Danes (120 min.). Stella caduta s’incarna in una bella giovane. Un «principe» la deve trovare; un’orrida strega (la Pfeiffer) vuole ucciderla per tornar bella; un insolito pirata (De Niro: clamoroso in crinoline…) la difende finché può. Amabile fiaba fantasy, romantica e fuori dal tempo: all’inizio tergiversa, ma poi sbriglia l’immaginazione irridendo gli stereotipi.(f.m.) PER SOGNATORI

Aggiungo: avessi un figlio o una figlia in età adolescente lo spedirei a vedere questo film: rincuora, rinfranca. Non credo che andrò a vederlo, per limiti di età evidenti però lo consiglio a tutti quelli che hanno figli adolescenti che reclamano iPod, Mp3, internet, motorini, fidanzatini…

NON VEDERE

Lo spaccacuori di Bobby e P. Farrelly. Con Ben Stiller. (120 min.). In luna di miele con la donna sbagliata, il protagonista trova il vero amore. I registi di «Tutti pazzi per Mary» sono stracchi, e provano a contaminare da par loro un soggetto di Neil Simon: ma freaks, cinismo e volgarità sono in svendita. Due risate. Flop. (f.m.) PER FARFALLONI

Aggiungo: ma Ben Stiller è o non è un grande attore? Io non riesco a definirlo e a volte mi irrita.

Il caso Thomas Crawford – Fracture di Gregory Hoblit. Con Anthony Hopkins.(115 min.). Ammazza la moglie, si difende da sé e la fa franca: sarà punito? Legal thriller sfilacciato, che non regge la prova dei buchi di scrittura. Hopkins prigioniero di Hannibal e dei produttori: ma alla decima occhiataccia suscita più compatimento che timore. (f.m.) PER GIALLISTI


Tideland di Terry Gilliam. Con Jodelle Ferland (122 min.). Se un film di un regista famoso esce da noi con due anni di ritardo, un motivo c’è. E non c’entrano i tabù infranti superficialmente: la protagonista ha dieci anni, fa le pere al babbo tossico, e sogna di fare un figlio con un ritardato. Gilliam è diventato un illusionista velleitario, che razzola tra gli scarti del cinema gotico di Burton. (a.p.) PER TAFAZZIANI

Aggiungo: sono due i film che che Terry Gilliam sbaglia e il che mi dispiace. Il segnale a volerlo cercare sta nel film mai realizzato (poi diventato un docu-film) su Don Chisciotte: Lost in La Mancha.

2061 di Carlo Vanzina. Con Diego Abatantuono. (100 min.).\Nel futuro medioevo separatista, un Attila/Brancaleone post-«terrunciello» vuol rifare l’Italia. I Vanzina sulle orme dei padri sono anacronistici: resti di farsa, volti cialtroni neo-tv, satira smunta: ma non funziona quasi nulla. Sarà una metafora? (f.m.) PER NOSTALGICI

Aggiungo: qualcuno si ostina a trovarci il cinema che un domani rivaluteremo (come per la commedia pecoreccia degli anni ’70), io penso che siano mediocri con un pedigree di famiglia che gli permette di fare e disfare e a volte a pontificare.

Becoming Jane di Julian Jarrold. Con Anne Hathaway, James Mcavoy. (115 min.)
La giovane Austen rifiuta un matrimonio combinato e cerca l’amore con uno spiantato. Non si sposerà mai e resterà sola per sempre, ma imparerà a descrivere i sentimenti. Il brutto anatroccolo di «Il diavolo veste Prada» dovrebbe garantire un tocco di empatia contemporanea. Ma film arriva buon ultimo ed è di stampo televisivo. Chi apprezza il genere si accontenterà. (a.p.) PER NUBILI

Il buio nell’anima di Neil Jordan. Con Jodie Foster. (121 min). Nella New York post 11 settembre 2001 torna il «Giustiziere della notte». Il produttore Silver vorrebbe pararsi dalle critiche mettendo la pistola in mano a una fragile donna cui hanno ammazzato il fidanzato (indiano). Ma nulla può contro il ridicolo involontario e la rozzezza ideologica. Jordan si illude che lo sfuocato sia un tocco d’autore. (a.p.) PER GIUSTIZIALISTI

Cemento armato di Marco Martani. Con Nicolas Vaporidis (102 min.). Un «romanzo criminale» per ventenni, con la squadra delle notti prima degli esami. Un bulletto romano combatte contro il bieco boss Giorgio Faletti (poco credibile). Gli incastri della sceneggiatura sono oliati, il finale rischia. Ma tutto è dosato col bilancino, buonismi e cattiverie. Dietro non c’è nessuna idea di società, e il pubblico ha nicchiato. (a.p.) PER GIOVANI

Aggiungo: basta con i filmetti adolescenziali di registi mal cresciuti soggiogati dalla cronaca e dal sottogenere noir.

Die Hard – Vivere o morire di len Wiseman. Con Bruce Willis (130 min.). 20 anni dopo, il detective McClane è ancora duro a morire. Meno male: è l’utile residuato contro hacker terroristi che mandano in tilt gli Usa. Azione a rotta di collo, stile anni Ottanta e il vecchio Bruce battuta facile: piacevole ripasso. (f.m.) PER DURI


Espiazione di Joe Wright. Con James Mcavoy (123 min.). Inghilterra, 1935: una ragazzina gelosa manda un innocente in galera. È solo l’inizio. Dal libro di Ian McEwan, turbamenti adolescenziali, conflitti di classe, lacrime, guerra, intrecci di finzione e realtà. Il finale con Vanessa Redgrave è commovente, ma il resto è sempre «alla maniera di», lussuoso e un po’ artefatto. La lanciata Keira Knightley non è la protagonista. (a.p.) PER POST-ROMANTICI

Funeral party di Frank Oz. Con Peter Dinklage (90 min.). Ai funerali del padre, i figli scoprono un suo scottante segreto. E un flacone di allucinogeni ha effetti devastanti. La farsa è nera, ma il finale (ovviamente) è roseo e conformista. E l’umorismo non è per niente britannico, dato che gli ingredienti principali sono i nani, la cacca e un numero di «fuck» più alto della media. (a.p.) PER RIDANCIANI

Hairspray – Grasso è bello di Adam Shankman. Con Nikki Blonsky (116 min.). Musical coloratissimo sulla fine della segregazione razziale a Baltimora: il remake del film di John Waters del 1988 (incrociato con «Grease») manifesta più nostalgia che voglia di trasgressione. E rimpiange un’America ottimista anni Sessanta, dove era chiaro chi fossero i cattivi. Nessuna malizia nel travestimento di John Travolta, mamma cicciona che riscopre la voglia di vivere. (a.p.) PER SPENSIERATI

n’impresa da Dio di Tom Shadyac. Con Steve Carell (95 min.). Un anchorman tv neodeputato prega di riuscire a salvare il mondo. E Dio (Morgan Freeman) lo tramuta in un neo-Noè ordinandogli di costruire un’arca in vista del nuovo diluvio. Sequel di «Una settimana da Dio», tra mediocri effetti digitali e animali addestrati. Ogni gag è ripetuta sei volte: ciò malgrado, non si ride. E il Padreterno oggi ha altri problemi. Più seri. (f.m.) PER AGNOSTICI

Aggiungo: c’è dell’inutilità nel mondo. Tipo questo genere di film che neanche su Italia1.

Molto incinta di Judd Apatow. Con Katherine Heigl (115 min.). Un drink in più, una notte di sesso, e voilà: il «nerd» debosciato ingravida la bella giornalista TV in carriera. In involontario ossequio a Ruini, i due saranno costretti a imparare ad amarsi. Apatow, idolo dei critici neocon Usa, è il regista più volgare e reazionario su piazza. Ma il vero problema sono le due ore e dieci di noia. (f.m.) PER FAMILISTI

Aggiungo: ogni tanto bestialità e scarti di questo genere si vedono sugli aerei e su autobus ben attrezzati per i viaggi lunghi.

Resident Evil: Extinction di Russell Mulcahy. Con Milla Jovovich (110 min.). Milla vs. zombi Playstation versione numero 3. Novità: dietro la macchina da presa c’è il redivivo regista di «Highlander» che inietta memorie di postatomico anni 80 e scorie di splatter duro. Meglio del precedente, con belle idee (i corvi non-morti), qualche atmosfera (i cloni infiniti) e inevitabile svacco finale. Ma i fan escono allegri.(f.m.) PER VIDEOGAMERS

Aggiungo: il giocattolone per eccellenza. Magari da ragazzino che ero un fanatico di fantascienza (ma su questo ci tornerò con un post) non me lo sarei lasciato sfuggire. C’è chi dice che il cinema oggi si divide in Fiction e digitale. Che faccio sottoscrivo?

Seta di François Girard. Con Michael Pitt (110 min.). 1862: durante una trasferta in Giappone per acquistare pregiate uova di seta, un giovane commerciante s’invaghisce di una donna misteriosa per cui si giocherà moglie e lavoro. Sullo schermo, la breve, ridondante, vuota novella di Baricco è ancora ridondante e vuota: ma infinita. Cinema immobile, estenuato, con facce da spot per profumi. Falso rigore e vero languore: una tortura. (f.m.) PER NESSUNO

Aggiungo: questo commento meriterebbe il grassetto, perché Baricco è un imbonitore che si spaccia per scrittore. Al più riesce a tenere una scuola di scrittura (la Holden) per BoBos annoiati e pieni di danari. Dice una marea di cazzate (scusate, ma quando ce vò ce vò) ricamate e sdolcinate che ascoltandolo uno pensa che ha dei problemi per farsi passare per intelligente. E poi non gli perdono che ha pubblicato l’Iliade romanzata, senza dèi, e riscritta secondo i canoni da lettura da cesso, ma vista la gran quantità di cose che in quel momento si possono leggere si può anche evitare di aggiungere carta inutile per uno dei momenti più importanti della lettura trash-pop. Quindi perché vedere questo film?

Surf’s Up – I re delle onde di Chris Buck (85 min.). Dopo i pinguini tonti di «Madagascar», i marciatori e quelli ballerini («Happy Feet»), ecco i surfisti. Dall’Antartide a un’isola tropicale per un nuovo mercoledì da leoni cavalcando l’onda della maturità. Cartoon al computer, finto documentario (e mezzo reality show), romanzo di formazione, love story, commedia demenziale. Funziona. (f.m.) PER SPERICOLATI

You, the Living di Roy Andersson. Con Jessica Lundberg (94 min.). In un ovunque color nebbia, più di cinquanta personaggi in cerca di tutto intrecciano grotteschi storie, solitudini, e sogni mentre il mondo va in malora senza possibilità di rimedio. Radiografia diafana del naufragio collettivo. Ha entusiasmato Cannes: strano, sarebbe stato demodé anche trent’anni fa. Visionario e sfrangiato, fra sbadigli e qualche risata. Doppiaggio indecente. (f.m.) PER AUTORIALISTI

Aggiungo: boh!

 

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