
In primis: il titolo di questo post vi sarà chiaro più avanti. Inoltre questo post è dedicato a tutti gli amici che ci chiedono come va in questo periodo e quindi per giustificare e mettervi al corrente dei nostri alti e bassi. Diciamo che i momenti alti convivono con quelli bassi e non c’è alternanza, ma contemporaneità. E questo complica un po’ le cose. Il fatto di sentirci in forma, pronti, preparati, razionali non ci salva dalla gratuità inspiegabile del caso e quindi dalla conseguente fatica di non cedere allo sconforto. Ma i momenti di stanchezza che pure accompagnano le nostre giornate zavorrano il nostro umore e a volte ci ritroviamo così: senza fiato, senza ragione, senza appigli.
La vicenda dell’adozione ci sta segnando molto. Senza accorgerci ci ritroviamo dei solchi dentro che a volte si fanno sentire la mattina a colazione, davanti a un film, durante una passeggiata al sole, prima di chiudere gli occhi per dormire, mentre riflettiamo su una pagina. In sostanza ci ritroviamo a parlare, sperare, programmare strategie, soluzioni, alimentiamo speranze, costruiamo congetture e in una parola brutta e riduttiva siamo diventati più ansiosi, ma non solo per fortuna. Come già sapete abbiamo in mano il decreto e abbiamo spedito domanda in vari tribunali per i minori e giriamo per enti e associazioni facendo colloqui preventivi, sempre più difficili per l’affollamento. Tutto questo fare converge in una sola azione: attesa. Ultimamente sono stato al Centro Adozioni della regione per chiedere spiegazioni riguardo un mio dubbio e chi ha letto la nostra relazione si è complimentato perché molto bella. Lo sappiamo, ma non ci aiuta saperlo. Attendere non è bello. Quando suona il telefono corriamo per rispondere, anche se ci troviamo sotto la doccia, poi rispondi ed è qualche promozione e il più delle volte chiudiamo sgarbati e scocciati. Speriamo sempre che ogni squillo debba annunciare un appuntamento del tribunale, un contatto. Qualcosa. Tra le altre cose non sappiamo neanche come operano qui a Firenze. Sui forum (passaggio obbligato per capire, conoscere cose di cui non si parla se non si è coinvolti) qualcuno racconta –perlopiù donne (ma i maschi dove accidenti sono?) e i commenti e le considerazioni certo non rassicurano, ma richiedono un surplus di impegno, di disponibilità. Fino ad ora abbiamo letto di casi in cui si è chiamati e si entra in ballo insieme ad altre coppie: il giudica chiama, valuta e poi decide. Spero solo che non accada per noi in questa maniera. Sarei capace di sostenere una selezione di questo genere? Ai futuri genitori viene chiesto molto, mi chiedo cosa viene chiesto alle istituzioni e a chi vi opera. Visto che i ritardi, le lungaggini, le inefficienze non sono colpa nostra. Ma in questo paese è prassi evitare le responsabilità dirette preferendo quelle di sistema e generalizzate.
Un fatto su tutti ci è accaduto qualche giorno fa: siamo stati contattati dal nostro commissariato di zona per controllare alcuni documenti riguardo l’adozione. Il commissario al telefono ci ha spiegato che era per il tribunale di Napoli e comunque ha insistito per vederci quanto prima; fitto scambio di telefonate per trovare il giorno e da questo abbiamo iniziato a farci domande e ipotesi: perché tanta fretta per un appuntamento se di routine? E se Napoli ci avesse preso in considerazione? Perché non dovrebbe essere? In questo caso chi dovrebbe contattarci, la Questura o i Servizi Sociali? E il Tribunale per i Minori di Firenze ha competenza in questo caso oppure no? Comunque un’altra lato di noi, non meno nobile ma più razionale cerca di trattenerci a terra e continuiamo a dirci che si tratterà di una procedura amministrativa e niente di più. Ma personalmente fatico molto a tenere il punto su questo ragionamento. Quando senti tutto il tempo che scorre senza motivo, dopo che ne hai passate tante di cose spiacevoli e pesanti fin dall’inizio di questa vicenda, allora ti arrendi facilmente alle speranze e fatichi ad entrare dentro le strettoie del pensiero ovvio e razionale: costa.
Comunque arriviamo al giorno dell’appuntamento –abbiamo incastrato ogni impegno di lavoro e no: compressi, sacrificati, rimandati. È per una cosa importante. Il commissario ci riceve sulla porta del suo ufficio e (come mi dirà poi) l’acuta Eva Kant capisce che sarà formalità (ah! l’intuito femminile), ma non abbiamo previsto da bravi e diligenti cittadini la stupidità burocratica. Ci sediamo e a lato intanto un televisore acceso tradisce le preferenze di questo brav’uomo dal fare un po’ rassegnato: si tratta di quelle trasmissioni pomeridiane dove figuranti e ominidi discutono, fingono di litigare su questioni epocali come il tradimento di lui o le corna di lei, il titolo del servizio in onda è appunto: l’amo e non si accorge di me. Intanto il commissario ci chiede le seguenti cose: i nostri nomi e cognomi; da quanto tempo siamo sposati; dove viviamo; quant’è grande la nostra casa; se abbiamo precedenti penali o civili. Bisogna dire –per tutti coloro che non hanno il privilegio di sbattersi nel produrre i documenti per la domanda di adozione che prepararli richiede impegno e tempo perché vengono, giustamente, richieste una mole di informazioni dimostrabili, ecco allora il 730, i documenti autenticati dei nostri genitori, le analisi, i certificati di matrimonio etc. etc. e via via abbiamo spedito tutta questa documentazione ai vari tribunali (sono gli stessi a richiedere questo), ancora ricordo quando sono passato dalla copisteria ritirare le copie: trovai sul bancone uno scatolone che conteneva oltre 2000 pagine di documenti. Il Tribunale per i Minori di Napoli neanche ha letto quello che ci ha chiesto di spedirgli. Le informazioni che ci venivano chieste erano rese ancora più grottesche perché spiattellate sulla scrivania del commissario c’erano gli estremi della nostra pratica: esattamente quello che ci stava chiedendo in quel momento il commissario e che andava stampando su fogli di recupero (sic!). Intanto la tv continuava a trasmettere tutte quelle cazzate fatte da gente stronza (perdonate la volgarità ma sono così intollerante questo periodo da avere tutta la corona dentale avvelenata). Intanto eravamo lì seduti con lo sguardo stupefatto e la bocca aperta.
Ero così arrabbiato quando siamo usciti dalla Questura. In quel bel pomeriggio di sole, con le strade pigre e poco trafficate, l’aria frizzante dell’inverno appena iniziato con grandi passi nervosi ce ne tornavamo a casa riflettendo sulla insensatezza burocratica, sulla svogliatezza di funzionari che ci chiedono cose che doverosamente devono loro eseguire. Riuscite a immaginare il percorso di questa ridicola pratica? Mandiamo i documenti a Napoli che li riceve non li legge e spedisce il tutto al Commissariato di zona del nostro quartiere chiedendogli di verificare e informarsi sul nostro conto: potevamo risparmiarci la spedizione dei documenti e il tribunale poteva risparmiare tempo e soldi invece di rispedire alla Questura sotto casa: se ce lo dicevano li avremmo portati a piedi noi e avremmo risparmiato due mesi. Senza aggiungere che un funzionario che dovrebbe stare dietro a indagini, ordine pubblico, passa un pomeriggio per chiamare due come noi per qualchedomanda di rito, perché così prevede l’iter cretino di chi l’ha pensato. Il risultato di tutto ciò è che solo per Napoli due mesi sono andati via senza motivo o giustificazione.
La settimana successiva, tanto per gradire, abbiamo partecipato ad un “ritiro” che doveva essere invece un corso “obbligatorio” per la scelta dell’ente: soldi buttati? Ve lo racconterò in un altro apposito post
Si ha voglia in questi momenti di mollare tutti e mandare a quel paese per poco e futili motivi. Non si tollera quasi nulla in fatto di sciocchezze e problemi vacui di tanti. Succede e rischiamo di chiudere quel poco di generosità e apertura rimasta e che ci ha sempre distinto; rischiamo di lasciare spazio al risentimento, all’ansia a scapito dei sentimenti di apertura, di curiosità e di disponibilità che abbiamo sempre mostrato. A volte vince lo sconforto e l’incomprensione verso questa situazione che arriva a pervadere diversi momenti della giornata. Abbiamo sfrondato molto e ridotto all’essenziale molti dei nostri pensieri. Stiamo asciugando, tirando fuori una superficie scabra, molti atteggiamenti e amenità, ingarbugli, idiozie del prossimo li tolleriamo sempre meno, vista l’invadenza di questo aspetto. Vista l’attesa desiderata e pazientemente rimandata. Alle volte scherzo e dico che mi sto “orsizzando”, magari è vero. Passo meno tempo e con meno voglia in compagnia o in certe compagnie. Cerchiamo pochi fedeli e amati amici di cui sentiamo vicino il conforto, l’ironia, la leggerezza unita a consapevolezza e intelligenza. Mi sembra di avere così poco da dire in questo momento, concentrato come sono su questa vicenda. Intanto i telefoni continuano a squillare negli orari di ufficio per offrirti la spesa a casa, un viaggio premio, per un sondaggio, per la tv satellitare e la notte mi capita spesso di sognare qualche neonato quasi sempre africano. Che faccio mi affido all’interpretazione magica dei sogni? O continuo a mantenere i piedi a terra considerando scientificamente che sono “resti diurni” dei pensieri avuti durante la giornata? E questi benedetti centralinisti come liquidarli?




11 Novembre 2007 alle 9:41 am |
So che è quasi inutile dirvelo, ma ve lo dico lo stesso. Ci sentiamo molto vicini alle vostre sofferenze che in parte condividiamo. Anch’io sono diventato un po’ sgarbato con i rompicojonitelefonici, ma non se ne può proprio più!
11 Novembre 2007 alle 10:42 am |
Vorrei abbracciarvi forte forte per farvi sentire quanto vi ammiro, paladini dell’affetto genitoriale in un mondo di stupidità (e qusta rasenta sempre la cattiveria). Non mollate!!!Kira ed io vi mandiamo tanti baci
11 Novembre 2007 alle 1:05 pm |
Grazie grazie. Siete tra i nostri preferiti e sempre presenti nei nostri pensieri e affetti.
12 Novembre 2007 alle 9:38 am |
Non oso pensare che belva sarei diventata in una situazione simile alla vostra. Complimenti per la vostra tenacia! Anche io tendo a essere sgarbata con i rompicojoni al telefono, poi penso che, poveretti, loro non c’entrano, che sono lì perché devono lavorare, e che se fossi al posto loro mi sentirei uno schifo a sentirmi rispondere sgarbatamente. Non so come vengono regolate queste cose in altri paesi, ma io ho sempre la sensazione di vivere in un paese incivile. Tanti tanti auguri e…coraggio, resistete!!!
12 Novembre 2007 alle 9:06 pm |
Per tutti: grazie per le parole affettuose. Comunque vi rassicuriamo che nonostante malumori e “abbattimenti” teniamo duro, non fosse che non vogliamo dargliela vinta. Non a loro.
Grazie veramente e un abbraccio
13 Novembre 2007 alle 9:54 pm |
abbiamo vite diverse e lontane, vere e diverse fatiche. Chissà mai se riusciremo a raccontarcele guardandoci in faccia ancora qualche volta. Ma la vita va così, ci si allontana, ci si avvicina, quel che rimane sempre di importante resiste alle intemperie, ma le intemperie se le becca…
è un peccato non essere “a portata di mano”, gli ultimi anni mi hanno insegnato che anche questo ha un suo grande valore…oddio, magari poi non ci si sarebbe sopportati, ma comunque dialetticamente amati ed odiati ;)
questo per dirvi che probabilmente non so cosa voglia dire stare nei vostri panni ora, perchè la mia storia di figli è proprio diversa e non proprio dietro l’angolo di casa vostra. ma credo di capire cosa vuol dire avere un desiderio profondo.
la vita vi risponderà prima o poi, vi auguro presto.
14 Novembre 2007 alle 2:10 pm |
Grazie per gli auguri e comunque è stato piacevole sentirci per telefono…:-)