quasi un ritorno a casa

22 Novembre 2009

Dietrich Bouts il Giovane: San Cristoforo

Fino ad oggi ho rimandato, perchè pensavo che volevo scrivere chissà quali cose importanti sull’argomento. E invece ho capito che le cose importanti di questo genere non riesco a comprimerle in un post. Però mi è rimasto questo desiderio, soprattutto per chiarire e farmi capire con tutti quegli amici che mi sapevano non credente e mi ritrovano con un forte spirito “religioso” e con quelli di più antica data di amicizia che ritrovati in rete non si racapezzano ritrovandomi  di nuovo credente. Che è successo nel frattempo?

Brevemente e per cenni: partito cattolico per convinte frequentazioni Scout, diventato non-credente al limite dell’indifferenza per le posizioni intolleranti della Chiesa verso questioni dottrinarie e sociali, di ritorno ma profondamente distaccato: ammirato e lontano. Tentato e quasi arreso. Quindi di nuovo credente.

In realtà ho provato disaffezione nei confronti dell’istituzione quasi irriformabile della Chiesa ma non ho mai archiviato la questione Dio/Gesù etc. Semplicemente ero indifferente. Avevo “meglio” da fare  (e infatti ho fatto tanto). Ero tra quelli che sosteneva, diffondeva, prodigava il prossimo sulla Teologia Della Liberazione, le Comunità di Base, i cattolici del dissenso (indimenticato Cuminetti), Zanotelli etc. etc.

Cosa è successo dopo? Boh! Nel senso che tenevo comunque scoperta una tensione spirituale alimentata da letture, ascolti e proposte che alla fine hanno ben scavato e veniva messa in secondo piano una lettura sociale  schematica. (Il limite e difetto delle realtà di base e progressiste citate sopra è che alla fine tutto viene ricondotto secondo una visione troppo riduttiva: catechesi, teologia, spiritualità. Mentre per fortuna c’è tanto e di più complesso).

Ma non avendo grandi cose da dire procedo per (s)punti:

Dall’88 mi accompagna di casa in casa un piccolo Vangelo, di quelli economici. Mi è stato regalato da un ragazzo che faceva il militare con me: era imbarcato sulla stessa nave alla Maddalena. Lui era analfabeta e nei lunghi pomeriggi invernali gli ho insegnato a scrivere e leggere, lui mi ha insegnato a pescare con lo sfilaccione. Passavamo così lunghe ore sul  frangi -flutti. Quando me ne sono andato mi ha regalato questo Vangelo con una dedica per ringraziarmi di quello che avevo fatto per lui. C’è scritto: ” ciao Luciano sai mi sei stato amico e ti ringrazio per la tua amicizia non cambiare mai e credi in quello che senti di più sai mi dispiace che te, ne, vai, ciao da Massimo. Abbi sempre fede in Gesù che ti vuole bene“. Non me ne sono mai separato, momenti bui e “atei” compresi. Affettivamente troppo importante.

La lettera che Alex Langer scrisse idealmente a S. Cristoforo mi ha sempre colpito per due motivi: 1) mi riporta a quelle camminate in montagna o a quelle passeggiate domenicali fatte per viottoli e di queste -tra le tante e diverse cose- rimango colpito dai tabernacoli. Ne sono affascinato. Ogni tanto li fotografo. 2) Ed è la più importante. Sono affezionato a questa figura riprodotta anche qui. Langer con sensibilità ricorda come il compito apparentemente più facile si riveli essere di una responsabilità pesante: portare sulle spalle un bambino può essere uno scherzo, ma tra le acque e i sassi di un ruscello può anche essere pericoloso: una caduta è sempre possibile. San Cristoforo ad un tratto sente la pesantezza del compito e quasi si spaventa e ha paura di non farcela. A me è una delle cose che commuove di più.

S. Cristoforo, le icone, i tabernacoli mi ricordano che sono anche affezionato alla religiosità popolare (che è un pò quella dei nostri vecchi, ma anche di tante altre persone molto semplici): le processioni ad esempio, quell’ammasso di folla sacra e profana, gioielli, luminarie, dolci e veli fatti con l’uncinetto. Mostaccioli e ragazze, giovanotti e orchestrine. Trovo che sia commovente quella confusione del sentimento religioso.

A messa una delle cose che mi piaceva di più era il momento dell’eucarestia, io non andavo per proteste tutte mie e vabbè. Però mi commuovo ancora oggi guardando la fila delle persone che vanno a “comunicarsi”. Ho sempre sognato che qualcuno ne facesse un documentario; con i primi piani sui volti, le mani. Uno dei momenti più intensi davvero a ancora adesso provo quell’emozione nel vedere uomini e donne raccogliersi, farsi seri: mi sembrano anche più indifesi.

Per assonanza: andavo a messa nel quartiere dove abitavo e conoscevo tutti e quindi questo mi rendeva la cosa più affascinante: castimatori, mangia preti, menefreghisti, devoti autentici, paciocconi…insomma una eterogeneità di persone che si riunivano. Un modo per ritrovarsi: invidie e maldicenze comprese.

Una delle cose che mi piace fare è quella di entrare in una chiesa. Indaffarato o no. Mi lascio il traffico alle spalle. Mi prendo una pausa anche se non ho grandi pensieri al momento. Però quella sosta mi è così preziosa. Lasciarsi fuori per un momento il traffico, gli impegni e vagare mettendo a fuoco particolari: un quadro, quella signora appena entrata, la preghiera muta di un solitario. Un giorno in Brasile entrammo nella cattedrale di Rio do Sul e c’era una donna semplice che pregava mentre i suoi bambini aspettavano che finisse. E’ una delle immagini religiose che mi porto dentro con affetto.

Mi affascinano i teologi e i pensatori che s’interrogano. E sono avido di letture di studiosi che interpretano e discutono le Scritture. Mi piace sentirmi sollecitato dalle riflessioni di Bonhoeffer, del card. Martini, di Simone Weil, di S. Agostino, di Alberto Gallas, di Kierkegaard, di Giancarlo Gaeta e di tanti altri.

Mi piace pensare che Dio è assente e lontano dal mondo perchè c’è stato Auschwitz, che forse è impotente. Che dobbiamo contare sulla sua debolezza o indifferenza. Mi piacciono le grandi domande della grande letteratura come la pagina dei Fratelli Karamazov: “Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro”. O lo splendido racconto di Calvino, La giornata di uno scrutatore.

Proprio la trama di questo breve romanzo mi aiuta a spiegare: la compassione, la consolazione comunque: l’anziano padre che schiaccia le mandorle la domenica per il figlio celebroleso non trova giustificazione e ragione illuminista. C’è quell’amore irrazionale, quella compassione umana che mi commuove e che  non porta a niente.

Amo i piccoli, gli offesi dalla vita. A volte, come dice un vecchio prete saggio: “puzzano e sono fastidiosi” ma sono i cafoni amati da Silone, i poveri cristi che il comunismo non è riuscito a riscattare e liberare.

Mi piace l’intimità inutile che ripiega su se stessa alla ricerca della consolazione. Ho imparato nel tempo che a volte non esiste “guarigione”, che non ci si redime. Che non esistono formule, idee di società, “uomini nuovi” e che il confine silenzioso della propria coscienza ha linguaggi tutti suoi che vanno espressi, meditati, coccolati. C’è una sfera irraggiungibile dagli altri affetti che ci appartiene del tutto ed è bene coltivare non spiegare. Lasciarsi avvolgere dalla tristezza come dalla felicità, che a volte è giusto viverla da soli anche se circondati da natura e persone.

Per rimanere a Calvino dlle Città Invisibili rimango affezionato alla sua frase che m’ispira in molte cose: “L’inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio“. Perchè non tutto è uguale e la ricerca del vero, bello e giusto appartiene a tutti e non è esclusiva di nessuno. Non è con le distinzioni che ci arriveremo, ma con la comprensione.

Sono religioso perchè mi piace il cristianesimo “pagano” di Vinicio Capossela: Ovunque Proteggi, l’Uomo Vivo (tutti qui a fianco). Perchè lo sguardo “sacro” ci mostra indifesi e disponibili, forse più curiosi. Perchè senza mi sembrava che mancassero le specialità, le cose importanti.

Ovviamente, fedele al sentimento religioso di Simone Weil che si sentiva “sulla soglia della Chiesa”, non tutto mi piace, non condivido tutto. Con leggerezza e no: non reggo tutte quelle schitarrate ispirate nelle messe; il sorriso ebete stampato in molti cattolici; la petulanza delle loro convinzioni; la tetraggine ignorante di certi preti; Ratzinger; le fobie sessuali; il creazionismo; non mi piacciono e credo fasulli gli esorcismi, le beatificazioni frettolose, gli impostori come Padre Pio; le sale parrocchiali disadorne; la mortificazione del corpo e la sua conseguente trascuratezza; l’ipocrisia, la violenza, la dottrina, la ricchezza…

Fermi. Non è tutto così. Ed è una delle due cose che mi hanno convinto a “varcare” quella linea rossa ideale che mi teneva al di qua. La prima. Smesso l’abito del cattolico militante ed esaurite le peregrinazioni laiche, secolari, impegnate ti accorgi di rimanere  con le stesse mosche nel pugno di quando eri cattolico. Con sconcerto, delusione e amarezza, ma anche con ironia ti accorgi che da quelle parti regnano comunque paranoie, ipocrisie, prepotenze, furberie, meschinità, violenza. Eppure queste cose vengono additate alla Chiesa. E pur vero che da quelle parti s’incontrano generosità, intelligenze, affetti, rispetto, modestia, conoscenza, la stessa impazienza per l’ingiusto e il falso, la stessa tensione. E allora quali differenze? Se da credente vivi e incontri il bello e il brutto e se un non credente vive e incontra cose simili cosa significa starsene fuori o in disparte?

Nella Chiesa ci sono i preti pedofili, si ruba, si benedicono mafiosi. Si fanno cose che poi non si dicono e si dicono cose false.  La Chiesa ha bruciato, zittito, ucciso; è stata potente, arrogante, violenta, alleata e nefasta. Puttana. Bè i pedofili agiscono in rete o nei parchi, non solo nelle parrocchie, si ruba ovunque: in Vaticano come in Parlamento, nelle sacrestie come nelle banche, si cresimano mafiosi e assassini così come gli si offrono posti da stalliere.  Il comunismo ha ucciso come e quanto la Chiesa, ha violentato vitte, distrutto esistenze, bruciato e affamato. La Chiesa in molti casi ha preso le distanze, in altri casi no. Da noi ancora ci sono quelli che sognano la purezza della falce e martello, che ridimensionano i genocidi e le carestie che un’idea “liberatrice” ha portato. E ci sono quelli che hanno fatto i conti con la portata tragica di tutto questo. C’è chi ha le “prove” tangibili di un miracolo o di una visione e chi si premura di analizzare razionalmente la non esistenza di Dio. Entrambi non mi interessano. Entrambi trascurano il fascino del mistero, dell’irrazionale che ci accompagna da quando scendemmo con paura dagli alberi.

Si tradisce dunque: di là, come di qua. Nessuno posto dunque è agibile e non ci rimane che scegliere se “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.” o “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio“.

La seconda. C’è un tempo che la nostalgia diventa molto forte. Quel “come eravamo” si fa prepotente visti i tempi. Allora ripensi ai tuoi amici ritrovati che hanno coltivato quel mondo senza cambiarlo troppo perchè funzionava. E tu che hai cambiato e tanto ti ritrovi con istruzioni inservibili. Ripensi alle scansioni di quelle giornate lontane, a quei modi che lo Sviluppo ha rovinato, instupidito, annientato. Che però ed eppure vive rannicchiato da qualche parte. E poi ti accorgi che le promesse in avanti vengono spostate sempre in avanti senza ottenere un vantaggio che riposi o che si possa spendere subito. C’è il giorno che ti offre l’occasione d’incontrare la mitezza serena di un vecchio amico che ti chiama la mattina nel mezzo di un capo scout. Capita di ritrovare una parte di te stesso e di abbandonarcisi quasi arresi e desiderosi di quell’abbraccio.

Nel 1688 Johannes Hofer nella sua Dissertazio Medica indica e definisce: questo sentimento che è un desiderio e un’aspirazione.  E’  «la tristezza ingenerata dall’ ardente brama di tornare in patria». Quella stessa conosciuta da Ulisse. E’ un ritorno. Non più a casa però visto che noi siamo cambiati e la casa non è più la stessa. Eppure si ritorna, ci si ritrova.

PS: forse un’idea “immediata” la danno le canzoni qui a fianco del grande Vinicio Capossela.


i regali dei “piagnoni”

21 Novembre 2009

PROLOGO: Non me ne voglia il mio amico, ma questo post me lo ha ispirato un suo post: QUI.

A poco più di un mese dal Natale inizia il solito girotondo e la trita litanìa sui regali. Va molto di moda proporre cose tipo BIO, EQUO, SOLIDAL. E al pari delle varie giornate del non-acquisto, dello sciopero della TV, della macchina a casa si moltiplicano gli inviti a fare, condividere, organizzarsi e via via in un crescendo esponenziale.

Bè lo dichiaro subito: per i regali io non seguo questo genere di accortezze. Lo faccio costantemente tutto l’anno che per i regali mi posso permettere di scialare.

Regalare con molta probabilità viene da regale. E infatti ho sempre concepito Leggi il seguito di questo post »


il dubbio del pistacchio

21 Novembre 2009

Adoro i pistacchi. Li trovo gustosi con la birra ad esempio; davanti alla tv, sfogliando il giornale. Al pari di arachidi e noci, nocciole, mandorle. Insomma la frutta secca mi piace e trovo che il muesli (la cui origine è turca) una grande intuizione culinaria. I pistacchi si producono in Iran, Turchia e (poco) in Sicilia. Io preparo un ottimo rotolo di vitello farcito con pollo, pistacchi, tartufo (di Leggi il seguito di questo post »


non è la Svezia

21 Novembre 2009

Volete ridere? Ho ritirato una notifica per una multa. pagata in modo insufficiente.  Giuro, c’era scritto proprio così. Non sapendo di cosa si trattava e dopo settimane che stava nello zaino mi sono deciso ad andare all’ufficio di competenza (si dice così in lingua?) per sapere. E udite udite: nel 2007 avevo pagato con un giorno di ritardo una multa per non aver spostato il motorino per il lavaggio strade. Per Leggi il seguito di questo post »